Piero Vignozzi








64 vasi, 50 x 50

riproduzione VII/L


"Levare molte cose perché il quadro

appaia", queste sono parole di Piero.

Si adattano anche a quest'opera

dove il centro dell'attenzione dello

spettattore è rivolto al piccolo gruppo

floreale, quasi completamente

isolato dal resto








Nasce a Firenze nel 1934. La madre lo concepisco con il giovane conte Bersani Vecchi. Pietro ha vissuto in tante case quante sono state quelle dove lavorava la mamma. Ha conosciuto il dolore e la gioia di vivere.


Da giovane è stato un promettente ciclista, ha battuto in una gara anche Gastone nencini.


Studia all’Istituto Artistico. Ha una vita articolata, all’inizio è operaio, poi ciclista. Si dedica anche all’attività letteraria con racconti pubblicati da Romano Sbilenchi sul “Corriere Nuovo”. In pittura esordisce nel 1957 in alcune collettive dell’est europeo. Nel 1958 la sua prima personale alla galleria l’Incontro di Arezzo con disegni e incisioni su legno. Comincia a dipingere tele legate all’informale. Nel 1961 la sua prima personale di quadri con quelle caratteristiche.


Passa dall’informale al figurativo attraverso un non convenzionale filtro ‘pop’, non americaneggiante ma rivolto a una tematica raffinatamente artigiana: i protagonisti sono gli oggetti e i luoghi della quotidianità, una poetica intimista che esplora anche ricercati pastelli.


Fa attività di giornalista al “Giornale del Mattino” di Firenze e poi insegna al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti.


Nel 1977 vince il XXIII Premio del Fiorino e nel 1991 tiene un’importante rassegna ontologica al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.


La sua è una pittura delle povere cose: una tazzina da caffè, un cucchiaino, un piccolo coltello, una finestra con piante verdi della Miseria sul davanzale. Riesce a raccontare il silenzio della vita quando siamo soli, mai una figura umana rompe la visione di questa creatività.

Amico del poeta Alfonso Gatto, di Luigi Baldacci, Raffaele Monti e del pittore siciliano Piero Guccione, si è affermato come pittore della poesia figurativa.


Ha dipinto con ispirazione cristiana la bellezza del volto come specchio dell’anima. Si è ispirato alla Madonna delle Ciliegie di Sassetta e alla Madonna delle Grazie di Matteo di Giovanni. Quando Mons. Macchi, Segretario di SanPaolo VI, gli commissionò un quadro sull’Annunciazione, Pietro dipinse una porta socchiusa con un raggio di luce che filtrava dagli scalini dove era adagiata una rosa bianca davanti alla Santa Casa della Madonna: un dipinto che ha l’efficacia di un’intensa preghiera.

Da militante comunista per lungo tempo ha ritrovato in sé stesso, nella propria creatività artistica, un’ispirazione cristiana.





cose




















fiori















natura morta






















Natura























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