MATTIA CRISCI

























71 Prato Skyline

acciaio sagomato su tavola, 70 x 70 agli angoli


Mattia sperimenta continuamente: materiali, forme, soggetti e sempre offre eleganza, stile chiarezza. Questa sua skyline di Prato (religiosa, civile, artistica) ne rappresenta un’efficace sintesi.



Nasce ad Arienzo (CE) nel 1952. Studia all’Istituto d’Arte di Napoli

Docente di Progettazione (ceramica) presso l'Istituto Statale d'Arte di Sesto Fiorentino (FI)


• Interior designer presso ditte di arredamento (vedi riviste nazionali: Di Baio - Home - Eli) .

• Cura la ricerca e la progettazione di decorazioni per rivestimenti ceramici.

• Redattore della rivista d'arte "AParte - Museo Pecci", Prato.

• Ha partecipato e vinto vari premi a concorsi di pittura e scultura nazionali ed internazionali

  1. Ha esposto le sue opere e istallazioni in varie gallerie private e strutture pubbliche.


La maggior parte delle opere di Crisci sono raggruppate sotto il nome indicativo di “Sabbie”, il titolo scelto dall’autore si riferisce unicamente alla duttilità della sabbia, che si presta ad usi molteplici, e non vuole privilegiare un materiale rispetto ad un altro, si tratta di un nome indicativo anche se ricco di suggestioni e non vuol essere in alcun modo connotativo. Anzi le materie a cui fa ricorso sulla tavola, supporto preferito da Crisci anche se non unico dato che spesso viene scelta la ceramica, sono di diversa natura e vanno da colori acrilici, colle sintetiche, smalti industriali, vetri fusi, che si sposano alle sabbie, dando luogo a vicinanze spaziali, che si strutturano in accumulazioni ed immagini, creando nuovi rapporti intenzionali con i contenuti formali, coloristici o segnici. La continuità inventiva si affida così a forti espressività, che nascono da emozioni controllate, passando nell’opera/sull’opera da una vibrazione all’altra, che non sono frutto di un’ebbrezza di tipo nicciano panteistico, ma di lucide riflessioni e di insistito rigore.


Luciano Caruso scrive di lui:


La stagione accanita dell’informale degli anni cinquanta-sessanta del secolo scorso in Italia è stata un’avventura “a tutto tondo” (MichelTapiè, 1957).

Quello che non emerge a prima vista è che si è trattato di un’esperienza in cui confluirono ricerche diverse, una “mescolanza” dotata di una grande ricchezza, da cui hanno preso avvio quasi tutti gli sviluppi dell’arte dei decenni seguenti. Nell’attuale situazione di rimescolamento delle carte, non sorprende che molti artisti rivolgano la loro attenzione verso le espressività drammatiche di quella stagione culturale e di quegli anni rivisitandole con vigore strutturale e insieme con l’ambiguità di nuovi elementi simbolici e a volte addirittura figurativi, a cui si fa poi ricorso per significare l’operare artistico, che si sta smarrendo in un accademismo sperimentale, sempre più vuoto e senza senso. Mattia Crisci, che ha attraversato varie esperienze estetiche dalla decorazione astratta alle installazioni, alle azioni agli interventi tesi al coinvolgimento del pubblico, è approdato senza forzature ad una poetica neoinformale, che al di là dell’uso fisico della materia sulla superficie dell’opera tende ad una materia-spazio, ad una materia-colore e, se possibile definirla in questo modo, ad una materia-segno.”






i due mondi, Ferro

200 x 300































l’ombra di David
























riflessi























skyline



















Tempo 95

polispazio Hellana















Torre dell’Acqua


































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