Luca Alinari






58 jap, 22 x 28

misto stampa


Nella sua fase new dad, Luca

comincia ad isolare gli oggetti. Si

tratta di oggetti comuni, moderni

che segnano anche l'intrusione

dell'estremo oriente: JAP è il

nome che Luca attribuisce a

questa motocicletta multicolore.

Un mezzo destinato a percorrere

grandi spazi di terra. Relegato su

un'isoletta che appena appena la

contiene. Un'isoletta vivente a dire

il vero, dalla quale emerge una

cresta. La moto si lascerà

trasportare, viaggia infatti, l'inerzia

ha appena fatto cadere la cartella

da giovane alunno.





Nasce a Firenze nel 1943, muore a Firenze nel 2019.


Dipinge fin da bambino. Frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia, sarà redattore di riviste e recensore di testi narrativi. Ha rapporti letterari con Domenico Rea, Alfonso Gatto, José Saramago, Edoardo Sanguineti e Goffredo Parise. Lavora nella comunicazione scritta e televisiva e nel 1979 dirige la rivista “Signorina Rosina”.


Nel 1969 fa la sua prima personale a Firenze. E’ un intellettuale di punta a livello italiano. A livello stilistico il suo primo riferimento è il Neodada attraverso varie tecniche. A livello pittorico è influente nel movimento Nuovi-Nuovi e nella Transavanguardia. Il suo eclettismo lo rendono punto d’incontro tra la generazione del post Pop Art (anni Settanta/Ottanta) e le sperimentazioni neofigurative degli anni Novanta.


Degli anni Ottanta è lo sviluppo dei suoi bestiari, personaggi fantastici e paesaggi immaginari segni del suo originalissimo stile. Essi costituiscono una metafora trasognata delle vicende del tempo.


Partecipa alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma.


Nel 1990 compone il drappellone del Palio di Siena, basato sull’estro favolistico  lunatico, popolato da un bestiario infantile e policromo che ben interpreta lo spirito euforico della festa senese.


Del 1999 è il suo autoritratto acquisito nel corridoio del Vasari. Espone a Shanghai e a Pechino, disegna il logo dei Mondiali del Ciclismo 2013 e tiene la sua ultima mostra retrospettiva al Museo del Bardo a Tunisi.






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autoritratto
















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