Ina Ripari
10 dal bene al male, 50 x 70
collage e misto
Due grandi tele con tecnica
composita: collage, tempera,
disegno:
in entrambe, dettagli di donna,
dettagli di bellezza immersi nel
caosa e nella prigione della
vita: una denuncia.
Il viaggio è chiaro: dal bene al
male - con una speranza:
“e ritorno” ....
-
... Il convento è la solitudine
-
della donna, dove resta più
-
compatta, meno disgregata,
-
ma assolutamente isolata.
11 in convento, 50 x 70
collage e misto
1959 nasce a Misilmeri (PA). Nel 1977 si trasferisce a Prato dove il marito Enzo Correnti - l’uomo carta - aveva già posto le basi.
Le opere di Ina mostrano il suo pessimismo concettuale, da sola contro il mondo. Mostra tutte le miserie che ci circondano affidando all’artista un ruolo sociale di denuncia, non solo estetico. L’artista è una voce critica, deve comunicare le miserie che viviamo per evitare che questa società si avviti su sé stessa, una società senza valori. L’artista deve illuminare il mondo per farlo uscire dal tunnel nel quale si è cacciato.
I suoi lavori sono cominciati per gioco, in modo eclettico, disegni per bambini, ricordi d’infanzia, epopee realistiche alla Guttuso. Poi, improvvisamente ha cominciato a studiare il colore e la materia. La materia è diventata il pretesto per una totale libertà d’azione, il colore è quasi scomparso, assorbito da un nero pece venato da striature rosse, come rivoli di sangue, come urla nel silenzio. Per contrasto, la compostezza estetica sembra negare qualsiasi dramma.
Come il vecchio dada e i nuovi realisti francesi recupera i rifiuti, cose buttate via, le sensazioni che neghiamo di provare e i sentimenti che cerchiamo di nascondere. Bugie dalle gambe corte che Ina smaschera nei brandelli di stoffa, nei blocchi di cemento sgocciolato di vernice, nello specchio rotto, nella bottiglia fatta scultura, nel paralume che si fa mongolfiera, nei bulloni affondati nel bitume, nel contesto dell’opera e nel suo apparente disordine ( da M. Rotta)
la gabbia
l’arte è comunicazione
la piovra
MeDea
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