Ignazio Fresu
37 Ampelos
27 x 38 x 12
materiali sintetici
resine e ferro
Ampelos è il satiro dalla radiosa bellezza, prediletto da Dioniso che, alla sua tragica morte si trasforma in vigna dalla cui uva Dioniso faper la prima volta il vino consolandosi per come Ampelos sia scampato alla morte trasformandosi. La funzione simbolica della trasformazione in vino simboleggia la vittoria della vita sulla morte. Ampelos diventa il mediatore tra il mondo terrestre e quello degli dei
Ignazio nasce a Cagliari nel 1957. Nel 1975 è a Firenze, all’Accademia di Belle Arti, poi a Prato.
Ha una attività espositiva molto intensa, in Italia e all’estero. Per le sue opere utilizza prevalentemente scarti industriali e residui delle attività di consumo testimoniando lo spreco della nostra civiltà, ma anche la possibilità di creare con quelli un mondo nuovo: si tratta di lamiere di metallo, tubi, residui industriali, il tutto trattato con tecniche particolari e sottoposto a processi di ossidazione.
Tra le molte esposizioni RE-ART One, mostra itinerante dedicata all’ambiente.
Il pensiero dei primi filosofi greci (soprattutto Eraclito) e il pensiero debole di Gianni Vattimo, costituiscono il tappeto filosofico su cui si sviluppa l’umanesimo di Ignazio:
“Ricerco una dimensione differente da quella comune e la sua mutabilità per cogliere il senso di una bellezza non convenzionale”.
Ignazio non utilizza imballaggi di cartone e polistirolo per un riciclaggio fine a sé stesso, ma per appropriarsi di materiali disponibili, privi di costi e di forte pregnanza simbolica: nell’idea di riciclaggio come fine vede una sorta di giustificazione e di assoluzione della nostra società basata sul consumismo. Ignazio aspira a un mondo che non persegua la crescita del PIL come fine unico in una folle corsa verso lo sfacelo globale. La sua ricerca artistica si basa principalmente sul riconoscimento dell’intrinseca bellezza di ciò che è effimero, che si manifesta negli equilibri precari e nell’apparenza delle cose: tutto ciò disvela la perennità del tutto. Si tratta di una bellezza pura, non nichilistica, si tratta dell’anima delle cose al di là del loro apparire.
L’apparire e il divenire, nel pensiero occidentale, rappresentano il nascondimento del volto autentico dell’essente. La bellezza è ciò che permane nell’agire stesso del mutare. L’intrinseca bellezza oggetto della ricerca di Ignazio, si basa su una nuova consapevolezza: che le cose che non vediamo più, non sono entrate nel nulla, sono soltanto scomparse dall’orizzonte degli eventi. Continuano a esistere in una dimensione non apparente: nel divenire risiede l’eternità del tutto.
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