FASCISMO E COMUNISMO

Giacomo Grassi


Fascismo e comunismo. Cos’è meglio? E si possono confrontare?









E il confronto deve stare solo sul piano morale oppure anche sul piano sociologico ed economico?

Entrambi hanno causato milioni di morti. Il comunismo probabilmente di più, ma ha anche avuto molto più spazio e tempo per esprimersi.

Il fascismo, italiano come quello tedesco, ha vissuto una parabola tutto sommato breve, un ventennio o poco più, ed è stato poi sconfitto e distrutto sul piano militare da un nemico

esterno. Impossibile quindi dire come si sarebbe evoluto se fosse sopravvissuto.

Il comunismo invece ha avuto tutto il tempo per invecchiare, logorarsi e divenire arteriosclerotico, finché è imploso e si è annientato da solo.

Il fascismo ha subito una damnatio memoriae da parte di tutto il mondo civile. Il comunismo si è suicidato, e il suo suicidio sembra avere decretato un giudizio drastico e conclusivo sulla sua impossibilità di realizzarsi.


Il fascismo ha preso piede in contesti più evoluti sul piano economico, politico e culturale, in Italia e in Germania.

Il comunismo si è diffuso in contesti più arretrati, Russia, Cina o Vietnam.


Ciò da una parte fornisce un argomento a favore del comunismo, una attenuante per i suoi comportamenti barbarici e

autoritari. Da un'altra parte è a favore del fascismo perché lo qualifica come espressione e componente più significativa della modernità.


Sul piano ideologico il comunismo si è assunto la difesa dei ceti meno abbienti, mentre il fascismo ha parlato soprattutto a nome della classe media. Questo ha conferito al comunismo un notevole vantaggio morale, perché ha colpito la sottile e forse semiconscia malafede di tutta una civiltà che proclama di ispirarsi ai valori cristiani mentre vi si attiene ben poco.


Il comunismo è stato addirittura interpretato da più di uno come il concretizzarsi del messaggio evangelico. È nota la scenetta di Benigni in cui Dio e Marx discutono e riconoscono di avere detto le stesse cose.


Il fascismo si rivolge alla classe media, di solito più produttiva, più dinamica e anche più colta, ma che può apparire maggiormente arroccata nei suoi privilegi, piccoli egoismi o calcoli meschini.










Il comunismo ha il vantaggio morale di una visione più inclusiva, mentre la visione del fascismo tende all'esclusività.
Il comunismo proclama l'uguaglianza di tutti i popoli e di tutte le razze, e il suo messaggio profetico suona universalistico come i messaggi delle grandi religioni.


Il fascismo spesso pianta paletti ed edifica muraglie contro la diversità, e pare non possa sussistere senza un nemico cui contrapporsi o una congiura da smascherare. Nella pratica però anche il comunismo indica nel "nemico di classe", nel residuale spirito "borghese", un nemico inesorabile cui è necessario contrapporsi e una congiura da smascherare.


Il messaggio morale del comunismo suona più generoso, caldo e umanistico, ma il vantaggio è compensato dal carattere molto più astratto del modello antropologico proposto. L'uomo preconizzato dal fascismo, il piccolo borghese che lotta per difendere interessi o tradizioni, è un uomo presente nel mondo reale. L'uomo preconizzato dal comunismo, che traferisce ogni espressione della sua umanità unicamente sul piano collettivo, è al massimo una profezia o un auspicio, ma resta una figura senza vere basi nella realtà.

Il comunismo affonda le sue origini nel pensiero utopistico rinascimentale.


Prende corpo in
pensatori che, a
cominciare da
Tommaso Moro,
vedendo le ingiustizie e le miserie sparse sulla terra, cercarono di elaborare un progetto che vi ponesse rimedio, e ritennero di averlo trovato in una filosofia comunitaria e rigidamente egualitaria. Se tutto appartiene a tutti, così ragionarono, non vi sarà più spazio per sopraffazioni o appropriazioni indebite.

                           Ma poi arriva Marx                                                    

                           e rovescia tutta la                       

                           prospettiva. Marx

                           odia e disprezza le

                           utopie, non vuole

                           essere confuso

                           con quei perdigiorno, vuole dare al suo sistema un fondamento rigidamente scientifico.

Ed è qui che, per così dire, casca l'asino, perché questi fondamenti scientifici si rivelano una gigantesca illusione o addirittura un gigantesco bluff.







Nel frattempo una nuova grande forza sociale si stava organizzando specialmente in Inghilterra, i sindacati dei lavoratori. E Marx ripose le sue speranze anche lì. Pensò che i sindacati avrebbero potuto prendere tanto vigore da

controllare e riforgiare tutta la società, ed ecco una possibile nuova via al comunismo... Illusione anche questa perché i sindacati in realtà tendevano a integrarsi con l'imprenditoria e non a sostituirla.

Le idee sociali insomma si diffondevano nel mondo, ma erano costole vive del sistema capitalistico moderno, e non mondi da esso del tutto moralmente appartati come pretendeva Marx.

Ai marxisti quindi non restava che barricarsi dietro la presunta scientificità di un sistema che comunque dava per certo un esito comunista.


Anche questa attesa era vana e illusoria, ma un imprevisto storico rimescolò tutte le carte, la rivoluzione di ottobre.

La orima guerra

mondiale aveva

logorato le viscere

della Russia, così i

comunisti capitanati da Lenin giunsero al potere. E sia pure forse animati da ottime intenzioni, capirono subito che il loro potere abbisognava di un alibi, e si resero conto che proprio la pretesa scientificità del marxismo ne forniva uno largamente spendibile.

Il dittatore comunista russo si fece dunque profeta, stratega e unico interprete autorizzato di un pensiero che avrebbe risolto tutti i problemi e cancellate le brutture del mondo. Nei confronti di questo pensiero si richiedeva perciò una fede assoluta, che venne resa obbligatoria e imposta con la

forza, comminando pene atroci contro i renitenti, e giungendo al punto di massacrarli a milioni.

Pare che molti comunisti in questo esito profetico ci credessero davvero e si aspettassero quindi prossime rivoluzioni comuniste in tutto il mondo. Poiché però queste non avvenivano, dovettero articolare meglio la loro strategia e raccolsero anche ciò che prima avevano scartato.

Riattivarono quindi tutta la tensione volontaristica delle utopie pre-marxiste, il che li fece potenzialmente mentori e profeti di tutti i poveri e gli oppressi. E proprio qui il comunismo manifestò il suo aspetto più progressivo e positivo perché conferì alle classi più umili una nuova dignità, un maggiore protagonismo, nuove speranze di migliorare la loro sorte.

Del pari attivarono di nuovo il loro rapporto coi sindacati e cercarono di colonizzarli. Si unirono a tutte le lotte che suonassero progressive e ne divennero spesso i portavoce. Popolo, sinistra, progressismo, comunismo... questi concetti ben differenziati li resero quasi indistinguibili in un unico brodo di cottura. Ne nacque un umanesimo pervasivo e spesso di aspetto cattivante che ha condizionato tutta la nostra cultura.

Agli occhi della maggior parte dei comunisti il nucleo del sistema restava però quello di prima e irradiava ancora da un centro mondiale situato a Mosca, in cui risiedevano i depositari consacrati della scienza marxista. E hanno continuato a risiederci finché tutto il loro sistema artificioso, rugginoso, farraginoso e smentito dalla stessa natura umana gli è crollato addosso.


Un certo numero di comunisti soprattutto intellettuali frattanto si erano dissociarti da quel sistema non vitale, cui per altro, ecco il problema, non riuscivano a trovare vere alternative vitali.

Quando quel sistema collassò,

comunque, la maggior parte dei comunisti restarono attoniti e sbigottiti, e in parecchi casi si caricarono di nuovi rancori verso il capitalismo che invece, quello sì, si rivelava tanto vitale.


Il fascismo non ha certo la carica innovativa del comunismo. Non di rado anzi nasce da un atto di apprezzamento e fiducia verso l'ordine costituito. Solo che ritiene questo ordine troppo debole per difendersi da solo, e le sue regole procedurali troppo lente, fiacche e farraginose per resistere ai nemici che lo minacciano.
L'ordine dunque secondo loro deve essere difeso anche con mezzi non ordinari. Così squadre di volenterosi armati e pronti alla violenza si organizzano per "
rimettere le cose al loro posto".

Sia chiaro che un simile schema mentale è presente in tutta la storia dell'umanità.

Del resto può essere coonestato da ascendenze illustri nel principio per cui, come proclama

Cicerone, nessuno è

puramente un privato

se si tratta di

difendere la

Repubblica. Nobile

principio che si presta a tutte le possibili strumentalizzazioni. I senatori romani che accopparono a bastonate Tiberio Gracco in quanto

                          autore della riforma

                          agraria, possono,

                          in questa luce,

                          essere considerati

                          fascisti in nuce a

                          ante litteram.

Così in tutti i film americani in cui campeggia la figura del "giustiziere" che fa fuori i criminali con modi sommari e senza stare ad aspettare le lungaggini e le pastoie della legalità... beh... anche lì aleggia un certo sentore di fascismo.

La classe media che si sente sotto schiaffo è il terreno ottimale di coltura del fascismo. Questo anche nelle democrazie più solide, dove il fenomeno può anche divenire relativamente consistente, per esempio un tempo nelle sfilate intimidatorie dei razzisti incappucciati per le vie di Washington e oggi nelle intemperanze della frangia estrema del trumpismo.


Può accadere che i fascisti prendano il potere in uno stato. Sono sempre quelli di prima. Si percepiscono maschi, vigorosi, decisi e coraggiosi, e come prima si imponevano nelle strade contro il nemico di classe, possono ora imporsi nei confronti dello stato, che giudicano torpido, fiacco, corrotto e inefficiente, e quindi bisognoso di essere purificato. Così si impadroniscono dei gangli del potere e non di rado si fondono con il precedente apparato poliziesco dando luogo a una unica macchina repressiva.

In questa fase il fascismo si può manifestare meno sanguinario del comunismo perché non mira a incidere nel profondo del tessuto sociale. Le sue violenze appaiono quindi più rapsodiche, disordinate, dimostrative, spesso chiassose e persino goliardiche.

Ma non è questa la fase peggiore del fascismo, e neppure la fase conclusiva. Questo fascismo brado e caciarone è spesso ancora improvvisato e ideologicamente indeterminato. Presenta quindi lacune e incoerenze. Facilmente viene il tempo in cui il fascismo vuole colmare queste lacune e diviene coerente scoprendo la sua entelechia ovvero intima vocazione.


Viene così il tempo

in cui Hitler non si

contenta più di

fracassare le vetrine

degli ebrei, dal

momento che li considera razza nociva e malefica trova molto più logico sterminarli.

Non si contenta più di dominare le strade con le sue squadracce, trova molto più razionale inquadrarle in un esercito disciplinato, per cui dalle SA nascono le SS.

Non si contenta più di spaventare, intimidire, emarginare gli oppositori. Trova molto più rassicurante eliminarli.


Fascismo e comunismo sono fenomeni molto differenti, ma hanno anche importanti punti di contatto.


Entrambi vogliono vedere i loro seguaci organizzati in gruppi compatti, disciplinati, eterodiretti e se possibile fanatici.


Entrambi propugnano un progetto di riorganizzazione globale del mondo, talmente luminosa da poter qualificare come un insetto repellente chi vi si oppone.


Entrambi richiedono quindi un leader carismatico dai pieni poteri, cui sia dovuta una fede incondizionata.


Entrambi sopprimono facilmente la vita umana senza farsene una colpa o un problema.


Entrambi non sopportano dubbi, obiezioni o vero dialogo.


Detto tutto questo l'ideologia nazista è più malvagia perché lo è in modo più esplicito e immediato.


L'ideologia comunista invece è orrida solo implicitamente. Trae conseguenze orride da principi che non appaiono orridi.


Assegnamo pure dunque al nazismo la palma dell'orrore, senza però dimenticare i milioni di morti causati anche dal comunismo.


Due brutti sistemi paranoici, monologanti, capaci in ultima istanza di dialogare soltanto con se stessi.


Due brutti sistemi che speriamo siano storicamente tramontati, sebbene ancora ne vediamo guizzare qualche sprazzo qua e là.


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