Fabrizio Clerici
60 tele in guerra
70 x 90
litografia a colori
L'originale è "Senza titolo", qui gliene abbiamo dato uno posticcio: la tela di fronte mostra una scena chiaramente violenta, ma gli oggetti che si fronteggiano sono due, le due tele. La tela che offre il suo retro non mostra ciò che rappresenta, ma si erge minacciosa verso la prima. Del resto l'impiantito su cui le due rivali poggiano è malmesso e la parte su cui poggia il nemico in ombra lo è assai di più. Lo scontro incombe.
Fabrizio nasce a Milano nel 1913, muore a Roma nel 1993. Pittore e scenografo.
Nel 1920 si trasferisce a Roma per studiare Architettura (laurea nel 1937). I monumenti, la pittura e l’architettura romane, rinascimentale barocche lo influenzano fortemente. Anche le funzioni religiose lo attraggono come spettacolo. Segue le conferenze di Le Corbusier. Nel 1936 diventa amico di Alberto Savinio. Nel 1938 a Milano incontra Giorgio De Chirico con cui intrattiene lunghe conversazioni pittoriche.
Fine anni trenta: primi disegni fantastici, ritratti non dal vero, ma seguendo la memoria per operare una ricostruzione onirica di stampo surrealista. Il suo vero movente è la ricerca metafisica.
Dopo la guerra torna a Roma e si avvicina agli studi scientifici di Athanasius Kircher, Erhard Schoen e alle teorie ottico-prospettiche di Jean-François Niceron. In questo periodo incontra e frequenta Leonor Fini, Moravia, Elsa Morante.
1945: espone con Savinio in una collettiva presentata da Mario Praz. Nel 1946 a Milano incontra Tristan Tzara.
Nel 1947 collabora con Lucio Fontana al progetto Patio per una casa al mare. Nel 1948, a Venezia, stringe amicizia con Salvador Dalì.
Dal 1949 inizia la pitture in vaste composizioni dove l’architettura resta lo scheletro armonico.
Nel 1953, inizia a viaggiare in Medio Oriente (Egitto, Siria, Giordania, Libia, Turchia), nascono cicli di costruzioni utopistiche nei deserti, sviluppati a spirale a partire da un centro-uovo primigenio. Divaga spesso su temi mitologici poi esposti a New York.
Lavora contemporaneamente a costumi, a tavole per l’Orlando Furioso, al Milione di Marco Polo, a una serie di litografie sul bestiario di Guillaume Apollinaire. Oltre a retrospettive a Kiev e a Mosca.
Negli anni 70 lavora a opere di ispirazione egizia e completa il ciclo sul tema della violenza.
Del 1983 è una mostra al Palazzo dei Diamanti (Ferrara) con presentazione di Federico Zeri e nel 1987 a Caserta con catalogo di Franco Maria Ricci.
Dal 1988 al 990 grande antologica alla Galleria Nazionale moderna a Roma, nel 1991 al teatro della Scala a Milano, dal 1988 al 1992 esegue una serie di dipinti e iconografie escatologiche monocromatiche.
atlante del meraviglioso
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un istante dopo