Fabio de Poli
52 Avis in rotis, 22 x 28
riproduzione a stampa
Ciò che vediamo è un uccello
impettito su un carro rinchiuso con
piccole ruote. L'cchio è una ruota, il
becco un ritaglio di giornale, il carro
un assembramento di carta stracciata
e di pezz emulticolori. Anche le ombre
sono ritagli di carta. I colori dominanti
sono il giallo e ilmarrone, un pezzo di
bianco, una macchia nera e un puntale
di rosso intenso. La memoria di Fabio
addensa forme inaccostabili, ma l'idea
dominante, imprevedibilmente emerge
come essenza vitale, stranita,
impattante.
Nasce a Genova nel 1947. Nel 1964 frequenta l’Istituto d’Arte di Firenze specializzandosi in grafica pubblicitaria.
Negli anni Settanta viene segnalato per la biennale dei giovani di Parigi da Enrico Crispolti. Partecipa a numerose rassegne d’arte e si interessa al design industriale. Collabora con Eugenio Miccini e Antonio Bueno alla rivista “Visual”. Nel 1982 con Stefano Fiorelli crea lo spazio espositivo La Parete presso l’Interno 92 di Firenze.
Nel 1984 si trasferisce a Roma, ospite di Mario Creoli e partecipa alla XXIX Biennale Nazionale d’Arte Città di Milano.
Molte sono le sue mostre personali con pitture di grande formato, lavori di grafica e libri d’artista. Inventa la rivista “Meta, parole e immagini”.
Continua con le esposizioni in Toscana e in Liguria. Lo troviamo nella Storia dell’Arte Italiana di Giorgio di Genova. Dal 2019 è membro della giuria del Premio internazionale Lexenia “Arte e Giustizia”.
Le sue opere raccontano un universo poetico dove i ricordi d’infanzia, le passioni di una vita, tutto il suo conoscere s’incontrano e dialogano in una dimensione oltre il reale. Il suo immaginario trae spunto da ciò che lo circonda (colori, profumi, atmosfere di viaggio, gesti di persone incontrate, fotogramma di film in bianco e nero, immagini dell’arte). Idee e immagini emergono all’improvviso, interpretate sulla base delle emozioni del momento portando a visioni inedite. La sua è una realtà parallela, un’atmosfera senza tempo, con presenze tangibili in uno spazio indefinito, mentale, dove le leggi della fisica sono stravolte per creare un nuovo ordine stupefacente.
Il suo mondo bidimensionale è fatto di linee sinuose, di pieni e vuoti, campiture piatte con ritmi musicali continuamente variabili. I toni vivaci e intensi riportano a suoni acuti e gravi, con un profondo equilibrio e un senso di leggerezza onnipresente.
L’artista seleziona accuratamente pochi dettagli, indizi di un romanzo noir che creano interrogativi ai quali viene poi svelata la storia illustrata: le auto d’epoca riportano ad atmosfere passate, le misteriose signore dalle labbra rosse, fiere e sensuali custodi di segreti, suggeriscono inquietanti enigmi. Nei ritratti si scorgono tracce di umanità, silenziose e solitarie: una dimensione metafisica con dettagli (nasi, bocche, occhi) avulsi da figure reali suggerendo un percorso mentale volto a una riflessione profonda. Alcune immagini emblematiche sono tratte da opere d’arte antiche e moderne: i silenziosi oggetti di Morandi sono reinterpretati con sottile e dissacrante ironia, diventano simboli espressivi del suo linguaggio. Si tratta di una sperimentazione continua in cui si compie un dialogo fra memoria e modernità, tra citazioni colte e frammenti di reale in un confronto appassionato con la vita e la contemporaneità (Elisa Morello).
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