STEFANO CIPOLAT
Moses Levy, 15x 25, 2005
xilografia su legno
“Voglio esprimere la mia profonda gratitudine
e tutto il mio intimo grazie a quest’uomo che
ha steso i suoi colori sull’Europa con lembi di
Africa.
Al di là delle speculazioni pittoriche quello che
conta è il dono che l’effetto della sua arte ha
fatto su di me.
Osservando certe puntesecche, certe xilografie,
certi dipinti o disegni ho come la sensazione di
essere investito da una marea.
Moses Levy è per me una partenza, un
imbarcarsi, una promessa di infinito.”
[Stefano Cipolat]
Nasce a Prato nel 1965. Nel 1976, sotto la guida di Gaspare Canino, si avvicina alle arti figurative. Frequenta la scuola di Porta Romana. E’ all’inizio degli anni ’80 che comincia a interessarsi di arte e letteratura, soprattutto degli scrittori, pittori e incisori della prima metà del Novecento. Collabora a riviste come “Varia” di Pietro Chegai e poi ad “Ambra” di Luigi Corsetti.
Fa mostre personali, fra le quali quelle alle Scuderie Medicee di Poggio a Caiano nel 2005, con il “Cerchio Ermetico”, a Palazzo Cerretani con “Xilografie, al Museo della grafica di Pisa con “I Timpanaro” del 2011.
Stefano si distingue soprattutto come incisore. Da un punto di vista stilistico svela contatti con i segni grafici di Edward Munch e l’espressionismo tedesco della Bruecke, dove la xilografia riprese il suo posto di prestigio e dignità tra le tecniche artistiche.
Fra il 2005 e il 2008 Stefano ha fatto una scelta coraggiosa: ripristinare una tecnica molto antica e oggi rara, quella della xilografia. In 18 xilografie ha manifestato tutta la passione e l’interesse per la critica letteraria e artistica del Novecento. La stessa venerazione che ha per il passato, spiega anche l’uso di modi espressivi usati in Europa agli inizi del secolo scorso: il segno grafico di Edvard Munch e l’espressionismo tedesco della bruecke, quando la xilografia riprese il suo posto di prestigio e di dignità tra le tecniche artistiche. Si tratta di una xilografia eseguita liberamente, rinunciando alle sgorbie - idea nata in Francia grazie a Gauguin e Emile Bernard, e, in Italia, da Ardengo Soffici.
Stefano crea una galleria di ritratti come omaggio a personaggi che ha ammirato e studiato: Levy, Bilanci, Maccari, Viani, Soffici, Tobino. Personaggi politicamente impegnati e correnti con i propri ideali.
Nel caso dell’opera in asta, si tratta della figura esemplare della spregiudicata cultura mediterranea ottocentesca: l’ebreo anglo-italiano Moses Levy, nato a Tunisi da padre inglese di Gibilterra e da madre nata a Livorno, con genitori di origine tunisina. Frequenta l’accademia di Firenze ed è compagno di Lorenzo Viani, l’anarchico ribelle che, come Soffici, sperimentò le ristrettezze della vita alla Ruche di Parigi. [Giulia Ballerini]
Primo Conti
Giovanni Papini
Lorenzo Viani
Enrico Pea
Ardengo Soffici
Mario Tobino