DONO
Enzo Faraoni e Marcello Andreozzi
dono di Leonetto Vignali
73. ENZO FARAONI
donna seduta, 40x30
punta secca acquarellata a mano
Nasce a Santo Stefano Magra (La Spezia) nel 1920 da genitori toscani che si trasferiranno presto a Montelupo Fiorentino (FI) e poi a Carmignano (PO), dove Enzo passerà la maggior parte dell’infanzia, a causa del lavoro di capotreno del padre.
Frequenta l’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze, allievo di Francesco Chiappelli, Giuseppe Lunardi e Pietro Parigi.
Faraoni è particolarmente colpito dalla mostra di Viani a Viareggio, conoscerà poi Ottone Rosai e gli ambienti artistici fiorentini.
La sua prima personale è del 1942, ed ha un notevole successo.
Nel 43 Rosai lo vorrà come suo assistente nella classe di pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
Comincia a frequentare lo storico caffè delle Giubbe Rosse, dove conobbe Gatto, Montale, Luzi, Parronchi e tutti i pittori che vi orbitavano da Rosai a Baccio Maria Bacci passando per i Futuristi.
L’11 giugno 1944 prese parte attiva ad un’azione partigiana in cui cercarono di far esplodere alcuni convogli in partenza da Carmignano, dove era stato dislocato, e diretti in Germania. Il detonatore esplose di lì a pochi secondi a causa di un malfunzionamento, morirono in quattro. Enzo Faraoni fu l’unico superstite ma rimase gravemente ferito ad una gamba.
Nel 1951 conoscerà Dianora Marandino che sposerà due anni dopo, divenuta molto famosa in ambito internazionale come stilista.
Ottiene il premio del Fiorino d’oro nel 1961 con l’opera Ragazza addormentata.
Nel 1968 ottiene il primo premio della Biennale di Venezia per la xilografia.
Dopo un’importante mostra di Palazzo Pitti il pittore perse pian piano la vista il che lo allontanò dalla pittura. Enzo Faraoni muore il 9 ottobre 2017.
74. MARCELLO ANDREOZZI
Crocifisso, 40x50, olio su tela
Nasce a Prato nel 1927. Il suo mestiere doveva essere quello di chimico, ma fu un mestiere che gettò presto alle ortiche per dedicarsi alla pittura.
Un eterno ragazzo, uno scritto che troviamo in molti suoi quadri è questo: “Morte ai padroni!”, e subito dopo scrive anche una risposta: “Ma se io muoio, dove lo trovate un altro bischero come me!”
Non abbandona mai la disperazione e l’ironia e tuttavia molte delle sue opere, inizialmente figurative e poi arrivate all’astrattismo, contengono aneliti alla meditazione, quasi una nostalgia quando coglie le atmosfere delle Alpi Apuane tracciate con gesto rapido, volto più all’essenza che non alla descrizione.
Il tempo passa e viene registrato nei suoi lavori, senza rimpianti come se per lui si fosse fermato.