n. 1 - skeda Metropolitana, 30 marzo 2025






LANARCHICO – MARCO BISCARDI

intervista al fondatore di questa nuova realtà

Claudio Balducci

















nota introduttiva:

(1986, Bari, Italia) è un artista italiano di respiro internazionale. Dopo gli studi in cinematografia e un periodo creativo tra New York e Los Angeles, sceglie l'arte visiva come principale forma espressiva.

Le sue opere, caratterizzate da critica sociale e ironia, sono state esposte in oltre 60 mostre internazionali, dall'Europa agli Stati Uniti, fino alla Cina e ai Caraibi, e fanno parte di numerose collezioni private tra cui quelle del Principe Alberto Il di Monaco e del governo cinese. Premiato come "The best artist 2016" per la sua opera Bomba-Cola, ha esposto durante la Biennale di Venezia nel 2017 e nel 2018 è stato selezionato come unico italiano con altri nove artisti provenienti da tutto il mondo per l'Art Valley programm di Shanghai, a cura della Jiao Tong University, considerata l'Harvard asiatica. Biscardi tiene corsi per prestigiose università americane, e collabora con aziende internazionali, tra cui American Express e Save The Children. Nel 2021 ha fondato Lanarchico, studio d'artista e innovativo centro culturale a Prato.











Claudio: Da Bari a New York, dalla Biennale di Venezia a Shanghai, la domanda è questa: come sei arrivato a Prato?

 

Marco: Sono un fatalista e quindi penso che fosse destino. In realtà sono arrivato a Firenze, ma poi ho cominciato a collaborare con una galleria d’arte pratese. È stato così che ho fatto le mie prime mostre in città e conosciuto un certo giro di collezionisti e mecenati, fra cui Marcella Marsili.





 




Un giorno Marcella mi ha portato a visitare una vecchia fabbrica di sua proprietà. Dentro non c’era niente, solo pozzanghere e spazi vuoti. Serviva una grande sforzo di immaginazione, ma anche un concreto impegno finanziario per riportarla in vita.

 










La mia visione e la loro si sono incontrate: quella fabbrica grigia aveva bisogno di colore, di nuova energia. Inoltre la posizione era perfetta: la facciata dava direttamente sulla strada e chinatown era a pochi passi: io venivo da Shanghai e prima ancora ero stato a New York, città dove i grandi spazi industriali vengono trasformati in centri atistici

Ho visto in quel luogo un’opportunità straordinaria: una connessione tra Oriente e Occidente, proprio come il mio percorso personale. Qui potevo ricreare il mio mondo.

 









C. Durante il Capodanno cinese ho visto qualcosa di incredibile in questo spazio: italiani e cinesi, ma anche persone di tante altre culture, insieme, senza barriere, in un'atmosfera vibrante di creatività:

 

  1. M.È proprio questo il cuore di Lanarchico: un luogo che riflette la società contemporanea nella sua complessità e diversità. L’obiettivo è stato fin dall’inizio quello di aprire lo studio non solo agli artisti, ma alla città stessa. La sfida più grande è stata proprio far conoscere un progetto così innovativo, e renderlo visibile e accessibile. Nel 2022 abbiamo fondato un’associazione culturale e nominato Simona Baldacci presidente.












L’idea è stata sempre quella di sviluppare più linguaggi artistici in parallelo: musica, teatro, cinema, letteratura, arti visive. Offrendo allo stesso tempo formazione, sia manuale e artigianale che scientifica e tecnologica.

La visione è ambiziosa: espandere Lanarchico in altri luoghi, creando una rete culturale diffusa, quasi come un “McDonald’s dell’arte”. Qualcuno mi ha fatto notare che diffondere il progetto significherebbe delegare la gestione delle diverse sedi, rischiando di perdere il controllo e compromettere la qualità. Io credo che un’idea forte possa mantenere la sua identità, anche se si espande. Inoltre, il nome Lanarchico ha un significato profondo: questo spazio era un vecchio lanificio, e il nome gioca proprio su questa eredità storica. Qualunque cosa accadrà in futuro, Lanarchico Prato rimarrà il centro di tutto, la madre da cui tutto parte e dove tutto torna. Siamo tra i luoghi culturali più visitati in assoluto. Sento che l’impegno verso questa città sarà a lungo termine.








 

 



C.  L’attività umana – il lavoro, l’industria, le macchine – spesso significa imporsi sulla natura, superando limiti e creando squilibri pericolosi. Personalmente, penso che l’arte possa rappresentare un freno a questa tendenza, perché porta con sé sensibilità, bellezza, ironia e anche umiltà.

 

M.: Sono d’accordo. Il nostro obiettivo è esportare un concetto, non solo un luogo fisico. Si tratta di creare una comunità. Per lasciare un segno, per dare visibilità a chi ne ha bisogno, servono risorse, certo, ma soprattutto idee e connessioni. Vogliamo unire diversi linguaggi creativi e vogliamo proporlo al pubblico sempre in forma gratuita, investendo in comunicazione, creando un

database di artisti, costruendo collaborazioni tra discipline diverse.

Se ci pensiamo, tutto è arte: le piazze, le chiese, le strade. Noi calpestiamo l’arte, entriamo nell’arte, ascoltiamo arte. Spero che il futuro porti a una maggiore consapevolezza e rispetto per il suo valore. Dobbiamo lottare affinché l’arte venga riconosciuta e rispettata.





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