n. 1 - skeda Metropolitana, 30 marzo 2025
Gustavo Maestre: un artista, un uomo
Elisabetta Pastacaldi
n. 1 - skeda Metropolitana, 30 marzo 2025
Gustavo Maestre: un artista, un uomo
Elisabetta Pastacaldi
Un’opera d’arte desta
l’attenzione del pubblico
e della critica se
esprime qualcosa di
nuovo, di originale e di
profondamente
sentito. L’arte vera è
quella che si spinge
oltre una semplice
operazione commerciale
e rivela le emozioni, i
sentimenti, la passione di
chi la produce e di chi la
sente come linguaggio
dell’anima.
Venezuelano, da più di trenta anni vive a Prato, città industriale, piena di gente dotata di senso pratico, frettolosa, razionale e sbrigativa che tuttavia lascia spazio anche al sentimento e spesso si fa mecenate di artisti e poeti.
Gli chiedo come è arrivato in Italia e perchè si è stabilito proprio a Prato.
Negli anni ottanta il governo italiano aveva stanziato borse di studio per artisti ceramisti e Gustavo ne vince una, ritrovandosi così catapultato a Sesto fiorentino. Finito il periodo previsto dalla borsa di studio, torna in Venezuela, ma qui ormai si sente limitato, gli era rimasta la curiosità, voleva fare cose nuove e avere una vita diversa.
Decide di ritornare in Italia dove inizia a lavorare in una stamperia a Sesto Fiorentino, Firenze è troppo cara per un giovane artista e quindi Gustavo per caso si stabilisce a Prato o meglio a Gonfienti dove risistema una casa abbandonata e ci vive per cinque o sei anni, iniziando a dedicarsi alla pittura.

Questa forma artistica è come un paese nuovo, tutto da esplorare, inizia anche a conoscere altri artisti, italiani e stranieri e a confrontarsi con loro. Prato a fine anni ottanta è fervida di iniziative artistiche, il museo Pecci fa da catalizzatore per i giovani artisti e per le numerose gallerie che pullulano in città. Esplode la passione per l’arte contemporanea e Gustavo incontra il suo mecenate Valdemaro Beccaglia, che crede nel suo talento e nel messaggio contenuto nelle sue opere. Da allora Prato e la sua gente diventano una seconda famiglia per lui, qui continua a lavorare e la sua ricerca progredisce sempre di più, qui trova tanti amici che lo seguono e lo sostengono.
Non si può fare a meno di essere affascinati dall’uso del colore che Gustavo fa nei suoi lavori e lui mi spiega che il suo essere originario di un paese caraibico lo porta a esprimersi attraverso i colori, senza colore c’è tristezza, mi dice, inoltre se è difficile spiegare a parole un sentimento, lui fa parlare il colore. La ricerca della bellezza è costante in Maestre, una bellezza che è parallela al sentimento e all’emozione, anche se talvolta la malinconia assale: la famiglia è lontana, la situazione politica nel suo paese è difficile. La sua storia è sulla tela e ogni quadro è una storia.
Continua a lavorare per parlare del proprio mondo interiore e per questo i suoi lavori non si adattano alle richieste delle persone: sarà il pubblico a adattarsi al suo modo di fare arte.
E oggi, gli chiedo, qual è la tua riflessione sul periodo storico in cui viviamo e come ciò si riflette nel tuo lavoro?
La gente va troppo veloce e non riesce più a godere e ad apprezzare la bellezza che è l’unico conforto per ogni male, la bellezza, spinge ad andare avanti e Gustavo la percepisce in ogni piccola cosa: ogni forma, ogni parola può essere, anzi lo è, fonte di gioia e di ispirazione. L’arte scaturisce dal proprio io interiore che è ispirato dal bello e ancora una volta non è possibile prescindere dal colore, esso è ineludibile, è l’essenza del suo lavoro.
Oggi è più difficile rispetto al passato comunicare col pubblico, gli spazi museali scarseggiano e poi sembra che le persone non abbiamo nè tempo né voglia per capire gli artisti. È un momento complesso e la crisi profonda dell’arte che demoralizza l’artista riflette il caos di un’epoca travagliata, dove è difficile un po’ per tutti trovare collocazione.
Gustavo conclude la nostra chiacchierata dandomi un librettino che io mi porto a casa. Si tratta di un piccolo volumetto di poesie scritte in spagnolo e tradotte in italiano. Le due lingue sono entrambe musicali e quindi adatte a esprimere i sentimenti.
Non sapevo che Gustavo Maestre fosse anche un poeta anche se avrei dovuto immaginarlo solo ascoltandolo descrivere quello che per lui significa fare arte!
Pensavo che solo i colori parlassero per lui e invece non è così, perché infatti riesce a trovare parole tenere e profonde che illuminano la sua anima e infondono armonia, come i colori delle sue pitture.
DUE
Sono seduto di fronte al percorso
rumoroso del fiume Bisenzio.
Corpo dimenticato, bagnato per caso
dalla signora della pioggia.
Attraverso il quale
la notte piange la conoscenza della
solitudine ...
POESIE
Cammino sull’argine del Bisenzio
guardo fuori di me
sollevo gli occhi, per il sentiero
impregnato di abbandono ...
Sono stanco
continuo
a camminare per l’argine
di questo fiume
pieno di ricordi.