n. 1 - skeda Metropolitana, 30 marzo 2025

LA FUNZIONE DELL’ARTE?

Elisabetta Pastacaldi




La domanda è legittima e il porsela dà il via a un’altra serie di interrogativi e congetture su un mondo sempre più sballato, dove pochi giocano col futuro dell’umanità, manipolando gli individui che si illudono di essere liberi.
































È ovvio che viviamo in un’età di decadenza, i segnali ci sono tutti: perdita di valori nelle istituzioni su cui si fonda la cosiddetta società civile, famiglia, religione, stato, crisi economica, carenza di posti di lavoro, acuirsi delle differenze sociali, razzismo, aumento esponenziale della delinquenza. Si tratta di un disagio ricorrente, epocale che sfocia in catastrofici e devastanti conflitti da cui però l’umanità, come una fenice è sempre risorta, senza tuttavia imparare nulla sulla propria effettiva debolezza e pochezza. Siamo troppo cattivi e destinati all’estinzione e prima o poi ce la faremo, unica razza vivente su questa terra votata all’autodistruzione.

Già Petronio nel Satyricon aveva descritto lo sfacelo della società romana a lui contemporanea, allo stesso modo Verlaine, secoli dopo, aveva proclamato l’impero alla fine della decadenza, ma in entrambi i casi c’era una speranza: al declino di Roma si contrapponeva il Cristianesimo con i suoi ideali rivoluzionari di eguaglianza, pace e amore; alla crisi della società borghese si opponeva un concetto di progresso industriale dal volto nuovo che ormai avrebbe positivamente riguardato tutti.

Come ben sappiano gli ideali cristiani vennero ben presto distorti e strumentalizzati, mentre lo sviluppo industriale è sfociato in consumismo e utilizzato per costruire da un lato atroci strumenti di morte, dall’altro per controllare le menti e le azioni dei più fragili.



E su questo sfondo qual è stato e qual è il ruolo dell’arte?


















Le opere d’arte più grandi di tutti i tempi non sono frutto della serenità del periodo storico in cui gli artisti hanno vissuto, anzi per lo più maturano in epoche caotiche e sono il prodotto di personalità travagliate, spesso costituiscono uno strumento di denuncia, hanno inviato messaggi rivoluzionari e comunque, in un modo o in un altro, hanno sempre trasmesso speranza.



Grandi composizioni musicali, magnifiche opere pittoriche o scultoree, ieri e oggi, rappresentano forse l’unico mezzo per rigenerare i sensi e l’anima. E non raccontiamoci che nel nostro tempo l’arte è prezzolata e consumistica: lo è sempre stata, manca caso mai il riconoscimento per l’artista in genere e per il suo ruolo in una società in cui oggi solo pochi riescono ad affermarsi e a emergere, solo il successo e il denaro li riscatta da una condizione di marginalità a cui sono condannati dalla fine del Rinascimento.






















Ancora oggi l’artista si fa specchio col suo lavoro di tutti i disagi che ci affliggono, urla verità che, come sempre, non sono alla portata di tutti, e, come sempre ossessionato dall’ansia e dalla percezione del male, produce opere inquietanti, specchio della follia dell’umanità e della sua volontà autolesionistica.



L’illusione che la scienza potesse servire all’evoluzione dell’umanità è durata ben poco, è bastata la follia del bombardamento su Hiroshima e Nagasaki, la continua corsa agli armamenti e gli attuali conflitti a oriente del mondo per confermare la tendenza autodistruttiva dell’uomo. Il progetto della vita non viene perseguito e la paura dell’apocalisse, non poi più così fantascientifica, trapela dalle opere di molti artisti, com’è ovvio che sia. L’arte è un termometro, misura il proprio tempo, questa è la sua funzione.



Com’è percepita dagli altri?



O è considerata inutile, prodotto di individualità disturbate, convinzione in essere fin dalla notte dei tempi, o è strumentalizzata per generare profitto. Nell’umanità non c’è più il senso della meraviglia, ma essa trapela ancora dalle opere del vero artista, l’eterno fanciullino pascoliano che osserva la vita e la storia ancora con stupore e che riesce ancora a dire qualcosa di nuovo e originale, oppure che rivede “il vecchio” con sguardo diverso.













L’arte può ancora salvare il mondo, è l’unico spiraglio, l’ultimo bagliore di verità in una realtà fatta di finzione, è ancora espressione del sentimento, dell’emozione di un essere umano, stravolto, deluso, avvilito, terrificato, ma ancora capace di sentire e di esprimersi... liberamente? Sì, il vero artista sì, egli non scende a compromessi. La vera arte ha queste caratteristiche e questa funzione ineluttabile e imprescindibile: dimostrare che ancora esiste una forma attraverso la quale indicare una via di riscatto, una via che si contrappone all’aridità odierna, in nome dei sentimenti e dei valori senza tempo che dovrebbero in qualche modo risorgere e affermarsi ancora.






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