n. 1 - skeda Metropolitana, 30 marzo 2025
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LA FUNZIONE DELL’ARTE
Alessandro Balzani
premessa
Non ho ben chiaro quale funzione possa avere l’arte al giorno di oggi. Non ho dotte citazioni filosofiche e allora prima di addentrarmi nello sviluppare il titolo dell’argomento dato, vediamo intanto Il significato dei vocaboli arte e funzione
Arte (Lat. Artem •seconda metà sec. XIII): trattasi di un sostantivo femminile Qualsiasi forma di attività dell'uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.
Qualsiasi complesso di tecniche e metodi concernenti una realizzazione autonoma o un'applicazione pratica nel campo dell'operare e particolarmente di una professione o di un mestiere: arte poetica; arte militare; arte medica; arte del fabbro ferraio; mettersi a un'arte, esercitare un'arte, intraprendere, fare un determinato mestiere; essere dell'arte, esperto o competente nell'ambito di un mestiere o di una professione; proverbio: impara l'arte e mettila da parte, nella vita ogni esperienza o conoscenza può sempre tornare utile.
Funzione (dal lat. Functio-onis, derivato da fungi «adempiere»): anch’esso di genere femminile, fra le varie accezioni abbiamo: compito specifico, assegnato o riconosciuto nell'ambito di un'attività organizzata o di una struttura: funzioni amministrative, direttive; la funzione respiratoria, digestiva; la funzione clorofilliana; la funzione di un ingranaggio, di una leva; una funzione meramente decorativa. Cerimonia del culto cattolico; particolarmente quella serale, comprendente il rosario e la benedizione eucaristica.
ARTI:
Quali sono le arti? Le arti sono raggruppate in quello che si chiamano le Belle Arti! Con l'espressione belle arti si indica ogni forma d’arte sviluppata principalmente con scopi estetici e concettualmente distinti dalla utilità. Tale forma d'arte è solitamente espressa nella produzione di manufatti artistici utilizzando forme di arte visiva, arti figurative e forme di arte scenica o arte teatrale. Tradizionalmente le principali belle arti sono considerate otto:[1]
1.Pittura
2.Scultura
4.Danza
5.Musica
7.Cinema
8.Teatro
Le scuole, gli istituti e le altre organizzazioni sono solite utilizzare il termine belle per indicare la prospettiva tradizionale relativa alle forme d'arte, di norma implicando un'associazione con i termini di arte classica e arte accademica. In particolare per belle arti si intende un lavoro per produrre un'opera che sia la sintesi e la sinergia di tecnica e qualità. Entrambi gli elementi di tecnica e qualità devono essere conformi a standard professionali ed artistici, gli elementi si compensano con la creatività individuale e si contrappongono all'arte commerciale in quanto rivendicano l'unicità dell'arte.
Le diverse arti possono essere caratterizzate da diversi aspetti, ma in generale comunque, la filosofia le distingue in base al loro medium espressivo e al loro scopo estetico. - La pittura, la scultura e l'architettura sono arti visive che utilizzano principalmente forme, colori, spazio e materiali per esprimere un'idea o un sentimento.
La musica, la poesia e il teatro sono arti che utilizzano principalmente il suono, il ritmo e la parola per esprimere emozioni e concetti.
La letteratura e il cinema sono arti narrative che utilizzano la parola e l'immagine in movimento per raccontare storie e trasmettere messaggi.
La danza e il circo sono arti performative che utilizzano principalmente il movimento del corpo per esprimere emozioni e idee.
Inoltre, secondo quella che possiamo definire col concetto di ideologia filosofica, ogni arte può avere un diverso scopo estetico: alcune cercano di rappresentare la realtà in modo realistico, altre di esprimere un'idea astratta o un sentimento, altre ancora di creare un'esperienza piacevole o provocatoria per lo spettatore.
Secondo Aristotele, tutto ciò che riguarda l'arte della poesia è un'imitazione della realtà che si avvale dell'uso banale di parole, ritmo e armonia. L'obiettivo della poesia è quello di suscitare emozioni e sentimenti nel pubblico attraverso l'uso di figure retoriche e di tecniche narrative. Aristotele credeva che la poesia fosse una forma d'arte superiore a quella che possiamo definire storia, in quanto la poesia non si limita a descrivere la realtà, ma la interpreta e la trasforma in modo da renderla più interessante e stimolante per il pubblico.
Com’è nata la pittura?

Essendomi dedicato alla pittura, in forma amatoriale la prima domanda che mi pongo è: come è nata la pittura? Le testimonianze più antiche di pittura, legate all'arte rupestre preistorica, mostrano scene di caccia con esili figurette tracciate tramite sfregamento di una pietra o di un tizzone su una parete rocciosa, a cui poi si aggiunsero i colori impiegando varie terre colorate e/o pigmenti di origine per lo più vegetale. Nei secoli l’uomo comincia a dipingere e a disegnare sulle parete delle caverne, pitture rupestri, poi ritroviamo la pittura nelle varie civiltà: fra cui quella ellenica, romanica, ecc. fino alla invenzione della fotografia, la pittura aveva la funzione di illustrare scene religiose, scene di caccia, di battaglie, di ritratti di famosi personaggi, ecc. (durante il Medioevo, il Rinascimento, il Settecento fin oltre la metà del 1800).
Se fino ad un certo periodo storico, la forma pittorica dell’arte aveva una funzione abbastanza chiara oggi non mi è chiaro quale funzione possa avere la pittura e nell’insieme neanche le altre forme.
La funzione della pittura e delle arti nel mondo contemporaneo
Affidandomi alla ricerca nel magma della rete, trovo una versione interessante sulla funzione dell’arte contemporanea in questo articolo di Caterina Maiocchi:
“Il ruolo cruciale dell’Arte Contemporanea nel mondo di oggi!”
“Nella complessità del mondo contemporaneo, l’arte si erge come una forza straordinaria in grado di affrontare, esplorare e trasmettere le sfide del nostro tempo. Il suo ruolo va ben oltre l’aspetto estetico – che resta fondamentale – diventando una forma di espressione intrinseca alla vita moderna, un mezzo per comprendere il presente e plasmare il futuro.
In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici, sfide socio-politiche e una crescente interconnessione globale, l’arte contemporanea agisce come un specchio che riflette e interpreta il mondo che ci circonda. Gli artisti si impegnano nella creazione di opere che catturano l’essenza della contemporaneità, esplorando temi come l’identità e la soggettività, ma anche la tecnologia, l’ambiente e la complessità delle dinamiche sociali.
Una delle funzioni chiave dell’arte contemporanea è quella di agire da catalizzatore per il dialogo e la riflessione critica. Attraverso la sperimentazione di nuove tecniche, l’uso di materiali innovativi e la presentazione di concetti audaci, gli artisti sfidano gli spettatori a pensare oltre i confini convenzionali. Le opere d’arte fungono da stimolo per interrogativi sulla società, la politica e la cultura, incoraggiando la diversità di opinioni e promuovendo un pensiero critico. In questo, l’arte è anche una grande forma di aggregazione sociale perché porta le persone a riunirsi e a confrontarsi su temi importanti, favorendo la riflessione nella relazione umana.
Inoltre, l’arte contemporanea gioca un ruolo fondamentale nell’esplorare e documentare la complessità delle relazioni umane. Molte opere si concentrano sulla rappresentazione di storie personali, di gruppi marginalizzati o di questioni sociali urgenti. Questo impegno nell’affrontare temi delicati e talvolta scomodi contribuisce a sensibilizzare il pubblico su questioni cruciali e ad alimentare un dibattito costruttivo.
Un altro aspetto significativo del ruolo dell’arte contemporanea è la sua capacità di ispirare l’innovazione e la creatività in altri settori. L’interdisciplinarietà è diventata una caratteristica distintiva, con artisti che collaborano con architetti e scienziati per affrontare sfide complesse in modi nuovi ed efficaci. Queste collaborazioni promuovono un approccio olistico alla risoluzione dei problemi, dimostrando che l’arte può essere una forza motrice per il cambiamento positivo.
Infine, l’arte contemporanea svolge un ruolo chiave nel plasmare l’identità culturale di una società. Attraverso l’esplorazione di radici storiche, tradizioni e miti, gli artisti contribuiscono a definire e a ridefinire la narrazione collettiva. Questa capacità di riconnettersi con le proprie radici mentre si guarda al futuro contribuisce a forgiare una comprensione più ricca e completa della nostra esistenza.
In conclusione, l’arte contemporanea si configura come una forza dinamica ed essenziale nel tessuto della società moderna. Oltre a ricercare e proporre una nuova estetica, l’arte agisce come un motore per il cambiamento, promuovendo la riflessione critica, facilitando il dialogo e contribuendo a definire l’identità culturale di un’epoca in continua evoluzione. Attraverso la sua diversità e la sua potenza espressiva, l’arte contemporanea continua a gettare nuove prospettive sul nostro mondo, offrendo nuovi spunti di riflessione indispensabili per il nostro percorso collettivo nel XXI secolo. Non da ultimo, l’arte, anche la più innovativa, celebra la manualità, riportando l’essere umano, nella sua integralità, al centro.”
Il mio approccio personale al mondo dell’arte
Vorrei ora scrivere del mio approccio personale al mondo dell’arte, autobiografico. Alle medie, negli anni ’70, mi avevano consigliato i docenti di allora, di fare una scuola d’arte. Avevo partecipato ad alcuni concorsi di pittura da giovincello vincendo qualche piccolo premio, senza alcuna formazione. Il maestro delle elementari, ci stimolava comunque a disegnare e a dipingere e nella bottega dei miei genitori in Prato Centro (un bar trattoria a conduzione familiare) fra la clientela c’era qualche pittore pratese (mi ricordo di Tosco Andreini, Gino Signori e altri).
Cominciai a frequentare nell’anno scolastico 1970-71 l’allora Istituto d’arte di Porta Romana a Firenze. Mi trovai come giovane quindicenne in mezzo a scioperi, manifestazioni e a interruzioni della frequenza. Non terminai l’anno scolastico, anche per una situazione familiare complessa.
Dopo un paio d’anni cominciai a frequentare un altro istituto delle superiori a Prato, e successivamente entrai a lavorare in sanità.
Solo nei tardi anni ’80 iniziai a riprendere a fare dei corsi, prima alla scuola comunale di Prato “Leonardo” sotto la guida di alcuni maestri, fra cui il Prof. Farinelli e la pittrice Anna Sanesi. Già comunque negli anni ’70 iniziarono in me interessi quali visitare chiese, musei (soprattutto dell’area fiorentina e poi anche all’estero, nei paesi europei). Dopo qualche anno smisi, poi grazie all’incontro di una amica, anche lei pittrice amatoriale, frequentai alcuni corsi presso una pittrice privata sul finire degli anni ‘90 e inizio anni 2000. Per riprendere poi nel primo decennio a frequentare corsi con la pittrice Tamara Donati. Poi ogni tanto il desiderio di dipingere torna a galla e mi cimento in qualcosa, ma questo talento – se così lo vogliamo definire – non l’ho mai approfondito fino in fondo e sinceramente non ho mai avuto l’ambizione di “sfondare” nel campo artistico, sia per pigrizia personale, sia perché non era nei miei orizzonti. È sbagliato?
Non lo so. Questa è la mia posizione. Le uniche mostre a cui ho partecipato, escluse quelle degli anni dell’adolescenza, sono state quelle organizzate con Tamara Donati (una o due) oppure con quelle organizzate da Balducci, per raccolta fondi, in occasione del terremoto nel 2017 e quella con la stessa motivazione, in occasione dell’alluvione dell’anno scorso. Ogni tanto pubblico qualche disegno (che io chiamo scarabocchio) sui social, oppure ho chiesto a qualcuno di poter fare un ritratto e poi l’ho donato a quella persona. Spesso sono andato a vedere mostre di pittura soprattutto sui manieristi, gli impressionisti e i macchiaioli, gli espressionisti tedeschi, Klimt, Pollock e tanti altri, mostre di fotografie, la collezione permanente Guggenheim a Venezia, Roma, Berna, Parigi, Zurigo, ecc…
Perché voglio vedere una mostra di tanto in tanto?
Cosa mi spingeva o mi spinge tutt’ora a visitare mostre oppure fare proposte per visitare mostre. Prima di rispondere dico solo che quando vedo una mostra in primis, come approccio, mi piace guardare le opere e poi informarmi sull’artista, la simbologia, il significato. Tradotto in altri termini vuol dire che voglio capire prima quali emozioni le opere mi suscitano, se mi piacciono o meno.
Trovo interessante quanto emerge da uno studio norvegese, pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, cioè che andare a visitare le mostre migliora gli stati d'animo. Mi trova d’accordo con questa affermazione avendo lavorato nel settore della salute mentale, e, in effetti, le emozioni fanno parte di me, come di tutti naturalmente. La ricerca ha esaminato per tre anni oltre 50mila persone, sottoponendole a questionari sulle attività creative e culturali svolte e sul loro umore.
Inoltre andare a vedere una mostra d’arte arricchisce sempre, sia a livello umano che cognitivo. Spesso, si decide di visitare una mostra o una galleria soltanto per ammirare dal vivo ciò che si è studiato sui libri di scuola o si è potuto apprezzare soltanto navigando in rete.
Ci sono cose che si dovrebbero sapere prima, durante e dopo la propria visita all’esposizione? Se siete frequentatori abituali di mostre ed installazioni artistiche, forse in questo articolo non troverete nulla di nuovo, mentre i meno esperti o comunque coloro che hanno in mente di visitare una mostra o un’esposizione dedicata a un artista o periodo del quale conoscono ben poco, possono trovare delle particolari indicazioni che, magari, il più delle volte si danno per scontate. Scopriamole insieme.
1. Conoscere meglio l’autore della mostra che si sta andando a visitare
Forse non si conosce nel dettaglio la vita e la corrente artistica dell’autore/fotografo/artista che si sta andando a vedere.
È una buona occasione per leggere qualcosa su di lui, cercare di scovare dei temi più approfonditi o degli aneddoti sulle sue opere più importanti. Spesso un artista attraversa dei “periodi” che caratterizzano le sue opere. Se saperne di più per il proprio piacere personale non bastasse, conoscere qualcosa in più relativamente a un autore vi servirà per fare bella figura con amici o partner.
2. Affidarsi ad una guida (cartacea, digitale o umana)
Siate umili: anche se si tratta del vostro autore preferito, può essere sempre utile ricorrere a delle audio guide o a dei manuali-cataloghi sull’artista. Ogni cosa in più che puoi conoscere su un artista è uno strumento ulteriore per capirne l’opera e le virtù.
Una volta arrivati alla mostra, poi, ascoltare il responsabile oppure una semplice guida che illustra le opere ai visitatori non fa mai male. L’ideale sarebbe partecipare all’inaugurazione della mostra con i curatori e, magari, con l’artista.
3.Fermarsi e prendersi tutto il tempo che serve per ammirare le opere
Se c’è una cosa che un amante dell’arte non sopporta è vedere persone che passano davanti a quadri o foto come se stessero facendo una passeggiata in centro a guardare le vetrine dei negozi. Se si decide di visitare una mostra, si dà per scontato che si abbia un minimo di interesse verso un certo autore o una corrente artistica particolare. Una volta che si è scelto di visitare una esposizione, il consiglio è quello di dedicare tutto il tempo che serve per visitare e apprezzare in pieno tale mostra. Magari, può capitare di scrutare particolari che non avevate mai notato, scoprire che certe foto o quadri vi provocano particolari pensieri ed emozioni, magari così forti da cadere in estasi (potrete, così, dire anche voi di essere stati vittime della celebre Sindrome di Stendhal almeno una volta nella vita!)
4. Si fotografare, No paparazzare!
Il Decreto cultura del maggio 2014 conteneva diverse disposizioni, tra cui la possibilità di “effettuare liberamente foto all’interno dei musei con qualsiasi dispositivo elettronico”. Le nuove regole del Decreto avevano l’obiettivo di promuovere la “libera manifestazione del pensiero o espressione creativa” o la “conoscenza del patrimonio culturale”. Vietato naturalmente l’uso di qualsiasi tipo di flash o fonte di illuminazione artificiale durante lo scatto, così come di qualsiasi strumentazione che richieda il contatto fisico con l’opera d’arte. Tutto molto bello, ma non dimenticatevi che vi trovate sempre in un luogo pubblico e non al parco: ciò implica il rispetto di un codice etico e l’applicazione del buon senso. Il bon ton, in questi casi, richiede il non eccessivo uso di macchine fotografiche o scatti con il proprio smartphone. Evitate, soprattutto, di scattarvi dei selfie con alcune opere d’arte come se fossero delle star in carne ed ossa: perchè dare per scontato che La Gioconda o il David gradirebbero?
5. Parlare della mostra… ma solo alla fine.
Quando si visita una mostra, non bisogna partire da preconcetti, di qualunque natura siano (negativi o positivi). Soprattutto, non bisogna arrivare a facili conclusioni durante la visita, facendo commenti o aprendo veri e propri dibattiti con i compagni. Bisogna godersi le opere e l’esperienza fino in fondo. Una volta finita la mostra, occorre prendersi del tempo per confrontare l’esperienza insieme a chi l’ha vissuta con te. La condivisione e il confronto servono anche per consolidare l’esperienza, magari davanti ad una buona tazza di caffè. Non solo a caldo: anche nei giorni successivi è possibile farsi un’idea migliore ed elaborare meglio il proprio giudizio circa la mostra visitata. Leggere, consultare il web, andare in biblioteca alla ricerca di pubblicazioni che ti consentano di approfondire l’esperienza può risultare veramente utile. Inoltre, se si ha l’occasione, è consigliato tornare a vedere la mostra. La si vedrà con occhi nuovi, magari notando cose che non si erano viste la prima volta.