quella della matematica è quella di sviluppare  
strutture astratte in modo tale che, associando gli  
elementi del mondo esterno, sia possibile trarne le  
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maggiori soluzioni di utilità . È possibile quindi  
giudicare l’una e l’altra proprio in rapporto al loro  
fine, alla loro capacità di essere utili all’uomo in un  
modo determinato.  
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È chiaro che il collegamento tra la produzione scientiꢀica e l’utilizzazione  
pratica delle sue scoperte non è in rapporto diretto. Il matematico ‘puro’ può  
bene disinteressarsi della questione. Quello che qui importa è la funzionalità  
sociale e storica di qualsiasi attività ricomposta nella ‘cultura’ di una data  
società.  
Ma qual è la funzione dell’arte, di un’opera come  
‘Les Paysans’ di Balzac per esempio? Il problema  
non si risolve semplicemente riportando l’arte al suo  
unico valore d’uso (tra l’altro inteso in senso  
limitativo), nel cercare di comprenderla meglio, di  
gustarla e di goderne di più; né nel suo essere  
prodotto storicamente determinato per usarla come  
mezzo di conoscenza se non si riesce a distinguere  
in cosa la conoscenza artistica si differenzi da quella  
logica.  
II – il ‘gusto’ dei critici  
Polemizzando con Lukàcs, Carlo Salinari, nella sua  
“Introduzione agli scritti sull’arte di Marx e Engels” ,  
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riporta nei suoi limiti storicamente determinati il