accompagnata dalla razionalità, ma quest’ultimo  
fattore interviene se richiesto, per spiegare  
l’emotività ormai, in certo senso, “incarnata. Un “io”  
vacillante, al contrario, deve modellarsi all’esterno,  
deve far intervenire sempre più spesso l’elemento  
razionale, non tanto per giustificarsi, quanto proprio  
per indirizzarsi. Nella necessità di doversi comporre  
e nell’incapacità di rispondere emotivamente e con  
coerenza agli stimoli esterni, la razionalità serve per  
indirizzare, dare in un certo modo un’unificazione.  
Ma l’elemento razionale è, per così dire, senza  
interessi, è neutro, manca di egoismo, tende a  
considerare anche “sé stesso” come uno dei tanti  
elementi del giudizio, “alla pari”: Blondet, come  
Montcornet, come Fourchon, come Brossette. La  
scoperta dell’egoismo diventa una scoperta  
anch’essa “razionale, una necessità da dover  
seguire nell’elaborazione dell’indirizzo da prendere,  
una “escogitazione” di propri interessi da poter  
seguire, ma resta priva di emotività, e anche questa  
viene assunta “razionalmente, in certo senso “per  
posa. Quando Blondet si trova davanti Fourchon ed  
è costretto ad esprimere la propria “impressione” nei  
confronti di quest’essere, la sua formulazione è un  
ritrovato razionale41:  
____  
41  
ivi, p. 84.  
Quelles peuvent être les idées, les moeurs d’un pareil être, à  
quoi pense-t-il? Se disait Blondet pris de curiosité. Est-ce là  
mon semblable? Nous n’avons de commun que la forme, et  
encore! ...”