“Se Montcornet parla ad alta voce davanti alla sua Virginia,
Madame si porta un dito sulle labbra e lui tace. Il soldato va a
fumare la sua pipa e i suoi sigari in un chiosco a cinquanta
passi dal castello, e torna profumato. Orgoglioso della sua
soggezione, si rivolge a lei come un orso ubriaco d'uva, per
dire, quando qualcuno gli offre qualcosa: "Se Madame lo
vuole". Quando arriva da sua moglie con quel passo pesante
che fa scricchiolare le lastre come assi, se lei gli grida con la
sua voce spaventata: "Non entrare!" fa un'inversione militare a
U sul fianco destro, lanciando queste umili parole: 'Mi farai
sapere quando potrò parlarti...' con la voce che aveva sulle rive
del Danubio quando gridò ai suoi corazzieri: 'Figli miei, bisogna
morire, e molto bene, quando non si può fare altrimenti” ho
sentito queste parole commoventi dette da lui parlando di sua
‘Non moglie: 'Non solo la amo, ma la venero e la stimo...'
Quando è investito da quel tipo di collere che rompono ogni
argine e si rovesciano in cascate indomabili, la piccola dama va
nei suoi appartamenti e lo lascia ad urlare. Solamente quattro
o cinque giorni dopo: "Non arrabbiarti, gli dice, ti si puo’
rompere un vaso nel petto, per non parlare del male che mi
stai facendo". E poi il leone di Essling scappa per andare ad
asciugarsi una lacrima . Quando si presenta in soggiorno, e
siamo impegnati a chiacchierare: “Lasciaci, mi sta leggendo
qualcosa”, dice lei, e lui ci lascia.”
A parte l’attutimento operato dalla simpatia che
Blondet dimostra per il generale nel suo racconto, la
personalità di questi risulta, nel rapporto
matrimoniale, derisa, ingannata. E chi porta avanti
questa distruzione della personalità di Montcornet è
la contessa. Blondet non ne sarebbe capace, non ne
avrebbe la forza. Anzi Blondet procede a ricomporre
la personalità del generale, a ridargli dignità. Il
passo che segue immediatamente quello citato, e