gioca. Ma, all’interno di questa struttura, alcuni
elementi si riallacciano più direttamente alla seconda
preoccupazione di Balzac, tendono a dare
un’immagine di sé, un “io” unificato, o, perlomeno,
tendono a farlo credere tale.
Il personaggio-autore, quando si rivolge al suo
interlocutore “pubblico”, gli suggerisce interpretazioni e
gli dà consigli, così quando si riferisce al suo
interlocutore “privato”, gli suggerisce come interpretare
certi personaggi che, pur entrando a far parte della
struttura generale, hanno anche la funzione di dare una
certa immagine di Balzac. Abbiamo già spiegato il
particolare tipo di antipatia-invidia nei confronti di
Blondet. L’interpretazione suggerita per il personaggio
non minacciava la vulnerabilità di Balzac: meglio
un’antipatia invidiosa di una commiserazione umiliante.
Ma questo è solo un suggerimento che Balzac ci dà.
Non necessariamente gli dobbiamo dar credito. Al di là
dell’indirizzo che Balzac vorrebbe farci prendere
nell’interpretare i suoi personaggi, essi devono anche
27bis
vivere secondo un “principio figurativo, iconico”
, in
sé stesse e non solo attraverso la raffigurazione che, di
esse, dà un altro personaggio (il personaggio-autore),
devono risultare “strutturalmente simili all’oggetto da
esse designato”.
____
27bis
per tutto questo capitolo con raffigurazione iconica, intendo
raffigurazione iconica-riflesso, intendendo con ciò l’immedesimarsi
dell’autore nel personaggio invece che la descrizione esterna di
questo. La cosa sarà meglio spiegata ne capitolo successivo.