Ma se questa è la situazione e se queste sono le
speranze, come si spiega l’antipatia che Balzac
dimostra, nella prima parte del romanzo, per il suo
consimile Blondet? Perché il fatto che questi avesse
raggiunto moralmente e fisicamente “cette phase
particulière aux passions satisfaites, aux bonheurs
assouvis”, porta Balzac a paragonarlo a “tous les
volatiles engraissés par force”?
Il passo citato sembra proprio quello di un invidioso.
È possibile che un autore invidi un personaggio nel
quale di ritrae?
In effetti essere invidiati lusinga il proprio “io”. È
possibile pensarsi in modo invidiabile. Ed è possibile
farlo anche indipendentemente dal fatto che questo
modo di essere sia poi oggettivamente invidiabile.
Balzac si è ritratto in modo invidiabile e, per far
capir meglio che quello era un modo invidiabile, ha
fatto l’invidioso.
Il fatto poi di descrivere un certo modo di essere in
modo invidiabile, denota che esso è ancora tutto
nella sfera del “desiderabile”, cioè del non reale:
sarebbe stato desiderabile che i rapporti con la
Hanska fossero stati tali.
Ciò ci aiuta a comprendere meglio il personaggio
Blondet e anche due nuovi elementi.
In un romanzo compaiono tutti i personaggi in ballo
nella vicenda, più uno, che è il romanziere. La sua
funzione è quella di instaurare il contatto col
pubblico. Mentre i personaggi vivono e agiscono
ignari di essere osservati, il personaggio-autore