simpatia su quello della “dilecta”, senza peraltro poter
vivere autonomamente. Ma quando non si tratta più di
“farsi amare”, ma di “conquistare”, l’ “io” deve porsi
come punto fermo. Ma com’era possibile per Balzac
presentare il proprio “io” come un punto fermo, quando
questo stesso “io” poteva formarsi proprio a partire
dalla sua riuscita? L’iniziativa della “composizione” della
sua “individualità” doveva prima essergli offerta dalla
nobildonna. M.me Hanska gliela offrì dopo averla
composta con l’intermediario delle sue opere. L’amore
per M.me Hanska rappresentava, per Balzac, il
concentrato delle possibilità della sua ambizione,
l’ultima sua possibilità di comporsi, intravista e mai
voluta abbandonare, nell’ammirazione di lei, in
un’iniziativa che da lei era partita. Il vacillare dell’ “io”
nel rapporto reale viene spiegato con difficoltà
temporanee, diventa “congiuntura”, la prima intuizione
della Hanska dell’ “io” di Balzac, riconquistabile, “è”
Balzac, temporaneamente deformato da accidenti
congiunturali.
“Les Paysans” è del 1844, i rapporti con M.me
Hanska si sono intrecciati e la morte del marito della
nobildonna, avvenuta nel ’41, ha aperto la porta alla
speranza, per Balzac, di potersi “definire” in modo
stabile, di poter finalmente instaurare “un rapporto
soggettivamente predominante”. Il progetto stesso del
romanzo, secondo quanto dice Barbéris25, è ricollegabile
al canovaccio del “Grand Propriétaire”, richiestogli dalla
Hanska stessa nel 1834.
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25
Introduzione a “Les Paysans”, op. cit.