fascino personale. Rileggiamo, alla fine del romanzo,
l’ultimo “sbocco” di Blondet24:
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24
ivi, p. 372.
“Un soir, où il était bien près du suicide, qu’il avait tant
poursuivi de ses plaisanteries, et qu’en jetant un dernier
regard sur sa déplorable existence, calomnié et surchargé de
travaux bien plus que de ces orgies qu’on lui reprochait, il
voyait une noble et belle figure de femme, comme on voit une
statue restée entière et pure au milieu des plus tristes ruines
(...) Elle était son héritière (di Montcornet); elle n’avait pas
d’enfante, la lettre quoique digne indiquait à Blondet que la
femme de quarante ans, qu’il avait aimée jeune, lui tendait
une main fraternelle et une fortune considérable.”
“Una sera, quando era vicinissimo al suicidio, che aveva tanto
inseguito con i suoi giochi, dopo aver gettato un ultimo
sguardo alla sua deplorevole esistenza, calunniata e
sovraccarica di lavoro molto più che da quelle orge
rimproverategli, vide una nobile e bella figura di donna, come
si vede una statua rimasta integra e pura in mezzo alle più
tristi rovine (...) Era la sua erede (di Montcornet); non aveva
figli, la lettera, sebbene dignitosa, indicava a Blondet che la
donna di quarant'anni, che aveva amato da giovane, gli
tendeva una mano fraterna e una considerevole fortuna».
Il “fascino” però per Balzac non doveva essere una
cosa facile. Esso si regge essenzialmente sulla
solidità del proprio “io”. Finché si tratta di un fascino
filiale, fanciullesco, come poteva instaurarsi con una
De Berny per esempio, la cosa poteva anche andare.
L’ “io” di Balzac poteva modellarsi in termini di