“realmente agito”, ma si allarga all’ambito della
“agibilità possibile”. Se l’ambito della prassi
dell’individuo agisce all’interno di una sfera sociale
oggettivamente motrice della storia, la
rappresentazione dell’esterno tende verso il
“realismo”, cioè nel considerare il rapporto uomo-
mondo esterno nella sua globalità e nel tendere ad
adeguare la soggettività all’oggettività.
Le origini di Balzac sono legate ad una famiglia
borghese di “parvenus”. La realtà con cui queste
origini sono in rapporto è dunque una realtà ricca di
possibilità. La sintesi io-uomo, l’equilibrio attivo fra
l’individuo e la società dipende dalla “riuscita”. L’ “io”
di Balzac non ha un peso di secoli, di privilegi e di
valori che ne fanno un punto fermo, esso è
disponibile e pronto a modellarsi sulla riuscita nel
mondo. Nel rapporto io-uomo, il peso del secondo
termine è senz’altro predominante. Il peso del
secolo minaccia ben più Balzac che non
Chateaubriand. Più di questi, Balzac può
comprendere la realtà che lo circonda perché la sua
prassi agisce nell’ambito della forza motrice del
secolo e perché è da essa che dipende la
“composizione” del suo “io”.
Balzac non si può dire che sia “arrivato”, nel senso
che sia riuscito soddisfacentemente a fare la sua
scalata sociale; ma si è misurato sufficientemente
con la realtà per poter conoscere le proprie capacità
e aspirare a comporsi a un livello ben più alto di
quello dal quale non riusciva ad uscire. Ma è
soprattutto con “des sots et des niais bourgeois” che
si è misurato, ed è con essi che ha misurato le