de la cohabitation, dans le siècle, d’hommes pour qui le  
devenir historique ne pouvait avoir la même signification (...)  
l’étude du mouvement d’une société ne saurait être séparée  
des contradictions qui lui donnent naissance. Il est impossible  
d’essayer de rendre compte du phénomène romantique si l’on  
ne part pas, d’abord, des rapports de classe.”  
“della convivenza, nel secolo, di uomini per i quali lo sviluppo  
storico non potrebbe avere lo stesso significato (...) lo studio  
del movimento di una società non può prescindere dalle  
contraddizioni che lo originano. Impossibile tentare di dare una  
spiegazione al fenomeno romantico se non si parte, prima, dai  
rapporti di classe.  
Ora, da un diverso inserimento sociale di partenza,  
esiste, a partire da questo, un atteggiamento  
diverso e una diversa concezione nei confronti di  
simili possibilità oggettive che la realtà esterna offre.  
Dalla realtà esterna noi prendiamo la nostra  
coscienza di essere “uomini, ma questa viene  
messa in rapporto col proprio “io.  
Un’origine aristocratica mette l’ “io” in un rapporto  
privilegiato con la più vasta coscienza di “uomo. Di  
fronte al caos post-rivoluzionario l’equilibrio del  
rapporto io-uomo nella coscienza dell’individuo viene  
a rompersi e a cercare una nuova sistemazione.  
Nella coscienza dell’aristocratico, la coscienza  
dell’ “io” è senza dubbio più stabile di quella di  
“uomo, l’incrinamento sociale si riflette  
direttamente nella propria coscienza di “uomo. La  
tensione verso una nuova sintesi trova così il suo  
polo d’attrazione nell’ “io” dell’aristocratico; esso  
tende a cancellare il caos sociale e a ricollegarsi