suoi personaggi, se non in termini astratti, quindi non realizzati,
non “iconici”, come nel caso Olympe-Michaud.
La concezione di noi come “uomini” e la concezione
di noi come “individui” stanno in rapporto e si
condizionano vicendevolmente. Il proprio “io” si
precisa e si complica nel rapporto con la propria
concezione degli uomini e quindi delle stratificazioni
sociali. E la propria concezione degli uomini si
trasforma con il precisarsi del proprio “io”. Un
proletario con un “io” frantumato può comportarsi in
modo servizievole nei confronti del proprio padrone,
sopravvalutandolo o, meglio, sottovalutandosi e
ottenendo quindi un restringimento soggettivo del
proprio margine di possibilità; oppure può
comportarsi spavaldamente, da “spaccone”,
sopravvalutandosi, e quindi sottovalutando le
barriere sociali e rischiando di scontrarsi in modo
fallimentare con esso. Il massimo di sintesi fra io-
uomo, si ha nella coscienza di classe.
Qual è il tipo di sintesi operato da Balzac? Quali le
possibilità che il suo secolo gli offriva a partire dal
suo inserimento sociale? Quali le scelte che egli ha
fatto come individuo?
Rileggiamo alcune righe, già riportate, del nostro
romanzo:
“... l’un des plus remarquables écrivains politiques et
journalistes de ce temps, (...) arrivé au dernier degré de la