vita da lui indipendente: agiscono e si formano in
quella direzione, subiscono quella sorte che
prescrive loro la dialettica interiore della loro
sostanza sociale e psichica. Non è un vero realista,
non è uno scrittore veramente notevole colui che
riesce a dirigere e regolare il corso dell’esecuzione
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dei propri personaggi.”
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6
Introduzione ai “Saggi”, op.cit. pp. 21-22
Questa impostazione del problema pone una
questione fondamentale che Lukàcs non ha risolto
teoricamente in modo soddisfacente. Egli scrive:
“Potrebbe sembrare infatti (riferendosi alla lettera
citata di Engels, nota mia) che, nel caso dei grandi e
seri realisti, fosse indifferente la concezione del
mondo, la presa di posizione politica. E fino a un
certo punto è effettivamente così. Perché ai fini
dell’autoconoscenza del presente e per la storia, ciò
che è di decisiva importanza è l’immagine che
l’opera ci dà del mondo, ciò che essa proclama,
mentre è del tutto secondario quanto tutto questo
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s’accordi con le opinioni dell’autore.”
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7
ivi, p. 21