ci immedesimiamo, cioè nella nostra specie, cioè nel
rapporto che l’uomo ha con il resto della natura,
prendiamo la coscienza di noi come “uomini”, che
corrisponde alla propria weltanschauung (in cui vi
sono compresi i due tipi di conoscenza, estetica e
razionale). Dalla nostra origine, cioè dalla nostra
famiglia, deriviamo la coscienza di noi come
“individui”, che corrisponde al proprio “io”.
Naturalmente noi ci sentiamo uomini così come
interpretiamo gli uomini (e la nostra interpretazione
dipende dal nostro particolare tipo di inserimento
sociale), e ci sentiamo individui così come
interpretiamo la nostra origine. La nostra origine la
colleghiamo alla nostra idea del padre (o di ciò che,
nel nostro cervello, la sostituisce) e alla nostra idea
della madre (o di ciò che, nel nostro cervello, la
sostituisce). Questa “duplice” origine noi la
dobbiamo sintetizzare in noi-unità, cioè in “io”. In
questa sintesi intellettuale e privata noi dobbiamo
risolvere tutte le contraddizioni che, nella nostra
interpretazione, abbiamo notato nel rapporto, a noi
esterno, fra il padre e la madre.13
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13
Le difficoltà che provengono dal dover risolvere queste
contraddizioni sono studiate soprattutto dalla psicologia soggettiva.
Per quanto riguarda il ‘caso Balzac’ non affronteremo questo
problema perché sarebbero necessari troppi elementi “intimi”. Ci
limitiamo qui all’osservazione, necessariamente superficiale, di
come, il rapporto padre-madre, dovesse riprodursi nel cervello dello
scrittore in termini di inferiorità del modello paterno, tradito e non
amato. La sintesi io-altra, per Balzac doveva essere estremamente
difficile. In effetti, almeno da questo romanzo, Balzac non riesce a
darci alcun esempio di questa sintesi nei rapporti uomo-donna fra i