rapporto: esso può essere tutto e dunque non  
abbiamo imparato che la metà, se così si può dire, di  
ciò che ci interessava sapere: abbiamo imparato  
come possiamo essere ma non perché.  
Ora, ci sono almeno due modi diversi di comportarsi  
“attivamente” verso i propri sentimenti: buttarli sul  
piatto della bilancia e farli valere, oppure ricercarne  
le cause e agire su quelle. Entrambi i casi, in quanto  
attivi, presuppongono una certa fiducia in sé stessi.  
Nel primo caso per affrontare il mondo facendo  
valere la propria gioia e la propria tristezza, nel  
secondo affrontandolo per cercarvi possibilità di  
miglioramenti e per sventarvi minacce oppure per  
trovarci una propria giustificazione.  
Nel primo caso la propria energia vitale viene  
convogliata in fiducia nel proprio “io, nel secondo  
caso in fiducia nelle proprie capacità. Il primo caso  
presuppone che l’individuo abbia raggiunto una certa  
“unità” soddisfacente; il secondo ne testimonia, in  
certo senso, l’assenza: l’unità, non trovata in sé,  
viene ricercata all’esterno.  
Sempre nella nostra introduzione avevamo detto che  
“l’aspirazione all’unità esige la stabilità di un  
rapporto soggettivamente predominante, che fissi,  
appunto, nella coscienza dell’individuo, la sua  
“unità.  
A noi sembra di poter scorgere in questo partire di  
Balzac “de choses vues, connues, presque dans le  
détail, una fiducia nelle proprie capacità e una  
sfiducia in sé stesso, un’incapacità a rassegnarsi, il  
ricercare all’esterno un’unità che non trovava in sé.