Questa ignoranza gli è ammessa. Ammessa a lui,  
non a Balzac. Balzac non può non conoscere la  
realtà “completa” di ciò che racconta, pena il venir  
meno della sua credibilità di narratore e di “storico”.  
Per non perdere questa sua credibilità,  
nell’impossibilità, ovvia, di possedere tutti gli  
elementi che costituiranno il romanzo, può  
mantenersi nei limiti di sicurezza di una descrizione  
attribuita ad un personaggio, salvo completarla poi e  
sistemarla fra gli elementi che via via si  
accumuleranno. L’intenzione-base che sta all’origine  
del romanzo le si contrappone immediatamente,  
ottenendo così il doppio risultato di mettere in gioco  
alcuni elementi e di dar la chiave di lettura del  
romanzo fin dall’inizio.  
In effetti è risaputa la necessità di Balzac di  
conoscere la realtà fin nei minimi particolari per dar  
vita ai suoi romanzi. E il lavoro su “Les Paysans” è  
stato molto faticoso e non è mai stato portato a  
termine11.  
____  
11  
ivi, “Introduzione” di P. Barbéris, p. 53. [Considerazione mia: in  
effetti la linea Hanska era a un punto morto, terminata, e il  
romanzo costituendo un elemento strategico di questa linea, si è  
fermato con essa, vedi oltre].  
“Balzac part des choses vues, connues, jusque dans le  
détail, souvent; parce qu’il s’arrête, aussi, lorsque Balzac  
‘ne sait plus’; ‘Les Paysans’ ne furent jamais terminés,  
parce que Balzac n’avait pas du monde rural cette  
connaissance qu’il avait du commerce ou du journalisme.”