“fase particolare delle passioni soddisfatte, avendo raggiunto la
felicità”, lo sguardo di Balzac è ben più comprensivo. Basti
notare le espressioni: “tutte le galline ingrassate a forza” e “la
penna più pigra della nostra epoca” contro “uno dei più notevoli
scrittori politici e giornalisti di questo tempo … oberato di
lavoro ben più che di queste orgie che gli si rimproveravano.”
In effetti qui, la descrizione del personaggio si
confonde con l’autobiografia.
Si pone a questo punto un problema. Perché per il
suo espediente Balzac si è servito di un personaggio
a lui vicino, invece che, per esempio, di un illuso,
strutturalmente distante da sé?
Come abbiamo visto, quando Balzac ha preso le
distanze da Blondet, si è allontanato dal suo stato
d’animo, non dalle sue convinzioni.
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Leggiamo un altro passo della lettera :
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ivi, pp. 72-73.
“De prétendus philosophes, qui s’occupent d’eux en ayant l’air
de s’occuper de l’Humanité, nomment ces belles choses des
extravagances. Ils se pâment devant les fabriques de calicot et
les plates inventions de l’industrie moderne, comme si nous
étions plus grands et plus heureux aujourd’hui que du temps
de Henry IV, de Louis XIV et de Louis XV qui tous ont imprimé
le cachet de leur règne aux Aigues. Quel palais, quel château
royal, quelles habitations, quels beaux ouvrages d’art, quelles
étoffes brochées d’or laisserons-nous? Les jupes de nos grand-
mères sont aujourd’hui recherchées pour couvrir nos fauteuils.
Usufruitiers égoïstes et ladres, nous rasons tout, et nous
plantons des choux là où s’élévaient des merveilles. (...) Nous
préparons autour de Paris la campagne de Rome pour le