ma anche il valore sociale dei mezzi con cui se li  
soddisfa.  
Io, che non sono più solo io, ma anche il possesso  
dello strumento, divento io + lo strumento, cioè io +  
la natura e io + l’altro (da qui per esempio l’estrema  
complessità del rapporto amoroso umano in cui, di  
fatto, l’uno non si interessa più solo di sé, ma anche  
dell’altro come sé). E dal momento che il mio  
possesso della natura (anche umana, in termini di  
relazioni umane) varia col variare della mia  
posizione sociale, io divento un’ “entità” variabile col  
variabile della mia posizione sociale. E siccome la  
mia coscienza dei valori possibili della natura può  
allargarsi autonomamente dal mio possesso reale di  
essi, si crea uno stato di tensione tra il mio dominio  
a livello intellettuale e il mio dominio sulla natura a  
livello materiale, economico.  
È a questa tensione che è necessario dare un senso  
e uno sbocco. Il nostro sistema di valori può  
armonizzare il nostro dominio intellettuale con il  
nostro inserimento sociale dando valore per esempio  
alle “piccole cose” oppure dando valore alle azioni  
che cercano uno sbocco che non sia di rinuncia.  
Nella nostra opera di traduzione critica ci atterremo  
a queste indicazioni. È però necessario premettere  
che la nostra analisi avrà molti limiti dovuti  
all’incapacità di compiere vasti collegamenti con il  
resto dell’enorme produzione balzacchiana,  
all’incapacità di usare tutti gli strumenti critici anche  
accennati, e alla scarsità di materiale storico in  
nostro possesso.