Per Freud l’inconscio è alla ricerca di un “senso”, non
ha struttura e non è costruttore, né è passibile di
essere interpretato perché non ha niente da
interpretare. Gli stati di tensione che esso provoca
sono determinati dal fatto che per soddisfarsi deve
farlo in un mondo strutturato e po’ farlo solo
“prendendo senso”, entrando cioè sotto il “controllo”
della coscienza. L’angoscioso sta proprio nella
difficoltà di formarsi nel mondo del senso e dello
strutturato per potersi soddisfare, per poter entrare
nell’ambito del movimento possibile “nella” realtà
“della” soddisfazione dei bisogni.
In una realtà in cui varie vite sono possibili non
basta conoscere il meccanismo logico che regola ad
esempio la dinamica delle classi per voler uscire
“dalla” vita di rinuncia nella quale siamo inseriti, ma
che tuttavia ci garantisce in certo modo la
soddisfazione dei propri bisogni vitali. È necessario
possedere anche un forte sistema di valori, di
conoscenza estetica della realtà per rompere
l’inerzia delle abitudini e dare per esempio un senso,
invece che alla speranza passiva e rinunciataria, a
quella attiva e volitiva.
La discriminante tra “il nemico e noi” non passa solo
attraverso un discorso razionale, ma anche e
soprattutto a livello affettivo, così pure per quanto
riguarda il legame di classe.
Ora, a livello bestiale i bisogni sono estremamente
semplici, ma è a livello umano che l’individuo non è
più semplicemente la soddisfazione dei suoi bisogni,