Frasi come: “il lupo è cattivo”, “io ho paura del lupo”,
descrivono la mia esperienza del rapporto col lupo,
ed è ovviamente una descrizione soggettiva, nella
quale si può accentuare ora l’uno ora l’altro dei due
termini del rapporto, cioè ora il lupo nei miei
confronti, ora io nei suoi.
Una frase come: “il lupo mangia l’uomo perché ha
fame”, non descrive più soggettivamente il rapporto
uomo-lupo, ma nel meccanismo oggettivo che lo
regola.
Nel primo caso il lupo viene visto come soggetto, nel
secondo come oggetto, viene cioè scoperta la legge
oggettiva che regola il suo comportamento nel
rapporto e non più il valore affettivo che l’uomo
riflette in questo rapporto. Distruggendo il lupo
come soggetto, viene distrutto nel contempo il suo
“valore” affettivo e poetico. L’uomo non vive più nel
“mondo dei lupi”. Controllando logicamente la legge
naturale che regola il comportamento dei lupi, taglia
una comunicazione di sensibilità, di affettività fra sé
e un essere naturale; non è più a contatto di
quest’essere come natura “esterna”, ma prende il
posto della natura.
Il discorso logico distrugge il valore degli oggetti
perché si impossessa del loro controllo e cessa di
essere comunicazione con la natura per diventare
immedesimazione. L’affermazione “il lupo è cattivo”
è assoluta e non offre alternativa. Il lupo vi appare
come un dato immutabile e l’uomo è costretto a
considerare il rapporto nei suoi confronti come
fissato e stabilito indipendentemente dalla sua