proprio per questo che nella letteratura artistica (in  
modo particolare nella poesia) tutto il sistema dei  
cosiddetti mezzi “formali” cessa di essere qualcosa  
di estrinseco rispetto all’idea dell’opera e diventa un  
certo modello poetico del mondo. La struttura  
dell’organizzazione del testo poetico riproduce la  
struttura del mondo nella coscienza del poeta.”38  
____  
38  
Ivi, p. 120  
Ora, il designato è compreso nel designante come  
“idea” di qualcosa di esterno a colui che parla. Anche  
il designante rappresenta una realtà esterna della  
quale il parlante si è impossessato, ma solo nella  
sua capacità socialmente convenzionale, perché si è  
formato su una capacità organica dell’individuo di  
emettere suoni e di articolarli, capacità questa, non  
“esterna, ma “interna” quindi all’individuo.  
Una volta acquisito il sistema convenzionale di segni  
rappresentato dalla lingua, il parlante può usarlo sia  
nella sua capacità socialmente convenzionale, sia  
come “espressione, riflesso” di sé.  
Ma ogni “riflesso” di sé presuppone sempre un  
rapporto con l’esterno, perché lo stato di  
soddisfazione e di insoddisfazione è sempre  
determinato dal rapporto con la realtà esterna.  
Ora, se con l’ “idea” esterna contenuta nella parola,  
l’uso di quest’ultima si pone nella sua capacità  
socialmente convenzionale (cioè oggettiva), si può