contraddizioni fra i due tipi di conoscenza solo se la  
si rapporta a un tipo di conoscenza ‘terza’. La  
contraddizione non sta propriamente all’interno  
dell’opera d’arte la cui unità è inscindibilmente  
legata alle necessità pratico-biografiche del suo  
autore e ne è il riflesso, bensì, tale contraddizione  
sta (ed è operata) nella necessità che ha questa  
conoscenza terza (il lettore) di tradurre questa  
conoscenza estetica particolare per integrarla  
nell’ambito della sua attuale concezione del mondo.  
La necessità che abbiamo di inquadrare  
storicamente l’opera d’arte per comprenderla meglio  
(necessità pressoché irrilevante per quanto riguarda  
la comprensione di un’opera scientifica) è  
riconducibile propria a questa continua necessità di  
traduzione che la concezione estetica esige – per  
essere impossessata – di contro alla conoscenza  
razionale. E ciò perché la conoscenza estetica è la  
conoscenza della natura (anche umana) come ‘data,  
cioè come ‘esterna’ all’uomo, mentre la conoscenza  
razionale è conoscenza della natura nelle leggi che la  
regolano; la prima è conoscenza esterna, la seconda  
è conoscenza ‘interna. Nel procedere della storia,  
nel mutare del rapporto dialettico tra i due operatori,  
uomo-natura, e nel progressivo (o regressivo)  
avvantaggiarsi del primo sulla seconda nel controllo  
dell’opera di trasformazione, la prima (conoscenza  
estetica) deve essere tradotta – deve cioè tradurre i  
mutamenti avvenuti nella sua ‘esternità’ – la  
seconda tramandata nella catena della sua  
‘interiorità.