In questo problema di inevitabile ‘concezione  
universale’ della realtà, nella necessità cioè di  
comporla e dominarla sia razionalmente, sia  
(laddove non è possibile), con l’integrazione di  
un’armonica scala di valori affettivi, la produzione  
intellettuale e quella artistica trovano la loro  
funzione pratica e specifica. Il concetto è già tutto  
racchiuso in questo passo di Marx:  
“Ogni mitologia vince, domina e plasma le forze  
della natura nell’immaginazione e mediante  
l’immaginazione; essa svanisce quindi allorché si  
giunge al dominio effettivo su quelle forze.”34  
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34  
“Introduzione”, op. cit. p. 741.  
Qui è implicito il riconoscimento della funzionalità  
positiva della mitologia fino a che non “si giunge al  
dominio effettivo su quelle forze, così come è  
implicita la distinzione fra due diversi tipi di  
‘dominio, di conoscenza. C’è da aggiungere che i  
due aspetti della conoscenza sono in certo modo  
inscindibili, anche se noi facciamo riferimento – su  
oggetti specifici – alla specificità dell’uno o dell’altro.  
Essi si presuppongono a vicenda.  
Il particolare tipo di integrazione fra conoscenza  
razionale e conoscenza estetica che l’artista ha  
operato e che trova il suo scopo pratico nella  
capacità che quest’ultimo ha di muoversi nella realtà  
della ‘soddisfazione dei bisogni’ giudicandola e/o  
comprendendola, può bene contenere in sé