condizionate fornite dalla seconda istanza. La cultura
infatti, che si può sintetizzare nella conoscenza e nei
mezzi atti a un popolo per la propria sopravvivenza,
opera il legame tra realtà e bisogni umani. Lo
stimolo visivo di una gazzella è la cultura del leone;
esso ha imparato ad associare quel sistema di
stimoli alla possibilità di placare il suo disagio allo
stomaco che noi uomini chiamiamo ‘fame’ e che,
nella sua evidenza, non ha proprio nulla di comune
con la gazzella vera.
Quando il leone ha fame può ‘rappresentarsi’ lo
stimolo condizionato della gazzella e riconoscerla
dopo averla scovata. Ma il leone sa che la sua
semplice rappresentazione della gazzella (sebbene lo
stimolo della gazzella vera sia tanto poco gazzella
vera quanto la ‘riproduzione’ autonoma operata dalla
memoria del leone) non gli basta a placare la fame.
È indispensabile cioè, all’immagine condizionata
della cosa presente nella memoria, far seguire la
cosa incondizionata, cioè concreta, cioè la gazzella
vera e sanguinante.
Per quanto riguarda l’uomo la sua dimensione
incondizionata per essere soddisfatta si lega sì a
quella condizionata, ma – come abbiamo visto –
questa si articola in due momenti, per cui l’uomo
risulta strutturato in modo tale che può andare
‘oltre’ le associazioni che la natura gli pone, e fare
autonomamente, nella sua testa, le associazioni di
elementi naturali che gli permettono poi di ‘operare
come la natura’. Fra i due operatori, l’uomo e la
natura, esiste un rapporto dialettico, ma mai
nessuno dei due riesce ad avere il monopolio