Dal momento che il mondo esterno è l’unica fonte di
soddisfazione dei bisogni e dal momento che – non
essendo piante radicate al suolo – i modi e i mezzi
per soddisfarci in questa realtà, tanto noi, quanto gli
animali, ce li dobbiamo cercare, è ovvio che
dobbiamo poterci rappresentare questa realtà per
poterci muovere in essa. La psiche si può dire sia
essenzialmente l’organismo preposto al movimento
dell’animale nella realtà. E non è tanto un metafisico
inconscio umano che tende a ricreare la sua
struttura nella realtà, riproducendola
nell’organizzazione socaile, come afferma Lévi-
Strauss, quanto i movimenti possibili e sempre
di nuovo scoperti che questa realtà permette a
far sì che la psiche umana assuma certe strutture,
modellate su leggi che seguono quelle naturali nella
dimensione vissuta dall’uomo. Che la parte di questi
movimenti acquisiti che raggiunge il livello della
coscienza possa esser minima rispetto a quella che
rimane a livello inconscio è un fatto che dipende
dalle possibilità e dalle necessità, ma non si può
invertire il processo attribuendo a un inconscio
‘costruttore’, ciò che invece è compito precipuo della
coscienza che – per ‘economia’ – tende a ritenere
solo quegli elementi che si riferiscono alla
‘variabilità’ del mondo esterno e che devono quindi
continuamente esser presenti per controllarli,
associarli, risolverli.
Se è vero che la soddisfazione dei propri bisogni va
‘guadagnata’ con la ricerca, è anche vero che la
struttura ‘naturale’ della realtà ha rappresentato
storicamente per il corpo sociale umano una