stimolo, ma perché potesse nascere doveva esserci
già una base di scambio.
Il suono è un ‘riflesso’ dell’individuo effettore, cioè
un’espressione di sé, della sua paura, del suo
amore, della sua forza, ecc.
Come ha potuto combinarsi con l’idea che è un dato
ripreso dalla natura esterna all’individuo?
A mio avviso il principio che sta all’origine del
fenomeno è, appunto, da ricercarsi nello strumento,
nel fatto che una parte del mondo esterno è
diventata, materialmente, parte integrante
dell’individuo e quindi passibile, essa stessa, di
essere ‘riflessa’, espressa da questi nel ‘suo’ suono.
Il fatto poi che questa natura esterna ‘umanizzata’,
fosse scambiabile, ha lasciato traccia nella sua
espressione sonora, come idea, come concetto di
strumento, come bastone, come clava, ecc., per
allargarsi via via all’intero universo raggiungibile con
i sensi. E lo scambio delle idee si è evoluto sulla sua
base materiale, sulla base dello scambio degli
strumenti, dei beni, ecc.
Il fatto che lo strumento abbia lasciato traccia di sé
solo nel suono ha la sua ragione fisica: esso è il solo
stimolo riconoscibile in me e nell’altro. Io vedo l’altro
ma non vedo me; sento la mia tensione muscolare,
ma non sento quella dell’altro. Per quanto riguarda il
suono, invece, sento il mio e sento quello dell’altro.
Mentre cioè non posso riprodurre, con i miei soli
mezzi fisici, lo stimolo visivo che l’altro mi riflette,
posso però riprodurne lo stimolo sonoro, e