produzione non cambia il fatto che nel consumo è
esso che si gode, nella sua forma determinata
materialmente, così come nel bene materiale si gode
la materia nella sua forma determinata dal lavoro:
qui è il lavoro che determina la cosa che si gode; là
è la cosa che determina il lavoro che si gode. Così il
processo sembra assolutamente inverso. Questa
apparenza è, in realtà, illusoria, per il fatto che nel
bene intellettuale si compenetrano due processi:
•Il primo rappresentato dall’impossessarsi, da parte
dell’uomo, della natura, e si risolve nella sintesi
materia naturale-lavoro (l’oggetto libro), cioè nel
contatto fisico dell’uomo con la cosa;
• il secondo è rappresentato dall’impossessarsi, da
parte dell’uomo, della natura a livello intellettuale, e
si risolve nella sintesi materia naturale
concettualizzata-lavoro intellettuale (il ‘contenuto’
del libro). Anche il lavoro intellettuale cioè non può
‘lavorare’ senza prendere la sua ‘materia’ dal mondo
che lo circonda.
Nel mondo della divisione del lavoro, i due atti
hanno subito una scissione determinata
storicamente e storicamente modificantesi, ma resta
chiara la funzionalità ‘strategica’ – se così si può dire
– del secondo processo rispetto al primo. Resta
chiara con questa avvertenza: che ogni scissione
provoca una certa autonomia e ogni autonomia crea
certi bisogni autonomi, storici, che ‘tendenzialmente’
mirano a ricomporsi in totalità a partire dal loro
livello di maturazione raggiunta storicamente (e