Così, se “ogni cosa utile (...) è un complesso di  
molte qualità, anche l’uomo – considerato da  
questo punto di vista – può esser utile da diversi  
lati: nella varietà delle sue funzioni fisiche e nella  
varietà delle sue funzioni psichiche, cioè nella sintesi  
del lavoro o, se si vuole, nella sua prassi. “È opera  
della storia scoprire questi diversi lati e quindi i  
molteplici modi di usare delle cose”: lo schiavo  
antico veniva utilizzato nel lavoro della terra e nei  
giuochi gladiatori, allo schiavo salariato moderno si  
riconoscono anche qualità utili come l’acquisizione  
tecnica, ecc. Abbiamo dunque una massa di beni che  
sono utili in quanto usufruibili dall’uomo e che sono  
usufruibili dall’uomo nella “combinazione di due  
elementi, materia naturale e lavoro. La legge non  
ha eccezioni, vale tanto per un libro, quanto per un  
dolce, per esempio. Ma mentre posso dire che  
l’utilità del dolce è un portato del corpo fatto di  
farina, uova, ecc., altrettanto non posso dire per  
quel che riguarda il libro.  
In effetti nell’utilizzazione di un bene materiale si  
utilizza il lavoro indissolubilmente legato al bene;  
mangiando un dolce, per esempio, non si può  
mangiare farina, uova, ecc. senza il lavoro che è  
stato necessario per farne un dolce: si mangiano  
farina, uova, ecc. nella loro forma lavorata. Per  
quanto riguarda un bene intellettuale, esso si  
materializza in qualcosa (un libro: in carta,  
inchiostro e colla), ma per afferrarne direttamente il  
contenuto intellettuale, frutto del lavoro umano. Il  
fatto che il contenuto intellettuale sia anche stato  
aiutato, determinato dai mezzi necessari per la sua