È chiaro che l’opera d’arte rientra a pieno diritto  
nella categoria. Ma cerchiamo di vedere meglio  
quanto riguarda il valore d’uso:  
“L’utilità di una cosa ne fa un valore d’uso. Ma  
questa utilità non aleggia nell’aria. È un portato della  
qualità del corpo della merce e non esiste senza di  
esso. Il corpo della merce stesso, come il ferro, il  
grano, il diamante, ecc., è quindi un valore d’uso,  
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ossia un bene.”  
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Ivi, p. 68  
Maspero è un commerciante e vende libri. Per  
quattro franchi è possibile avere da lui un “Les  
Paysans” per esempio. Questo tipo di merce è un  
libro. Ma possiamo forse dire che il suo valore d’uso  
è un portato della qualità del corpo della merce” e  
che “non esiste senza di esso”? Il corpo della merce-  
libro sono pagine, carta, inchiostro e colla; ma  
possiamo noi dire che queste cose sono i portatori  
del valore d’uso della merce-libro? In un certo senso  
sì, in un senso più sostanziale no.  
Intanto è bene notare che se è vero che il valore  
d’uso del bene grano è “un portato della qualità” di  
questo corpo, è altrettanto vero che io non potrò  
goderne se non afferrandone la spiga, trarne i semi  
e portandomeli alla bocca; in altre parole, l’utilità di  
un bene – che è utilità rispetto all’uomo – non potrà