descritto. E del resto esso corrisponde alle  
esperienze più autentiche compiute dalla critica: la  
quale parte sempre dal concreto, dalla lettura  
dell’opera. Questa si presenta a una prima lettura  
come un ammasso di impressioni soggettive, senza  
alcuna necessità e validità generale. La mediazione  
del gusto (e quindi la sua universalizzazione)  
avviene proprio attraverso un lavoro d’analisi, che  
porta alla scomposizione dell’opera in elementi  
astratti: elementi astratti nei quali tuttavia è dato  
cogliere le relazioni dell’opera stessa con l’ambiente  
culturale, quello storico-sociale, quello linguistico,  
con i dati stessi della biografia dell’autore. Dopo tale  
lavoro di analisi il critico torna al concreto, cioè alla  
poesia, con una capacità di comprensione che ora  
non è più affidata a impressioni soggettive, ma a  
17  
dati obiettivi e scientifici.”  
____  
17  
“Scritti sull’arte”, op. cit. pp. 81-82.  
Quello che non soddisfa è il fatto che – partiti  
dall’opera – si torni all’opera. Gli elementi esterni  
sono funzionali ad essa. Per quello che mi riguarda,  
un’analisi – qualunque sia il punto di partenza e  
l’oggetto trattato – non è soddisfacente se non  
ritorna agli uomini e ai loro rapporti sociali. Ogni  
atto del pensiero umano in effetti è sempre fatto per  
una maggiore comprensione del mondo e delle cose  
in relazione a sé. Partire dall’opera per capire meglio  
l’opera, senza capire l’utilità per l’uomo di essa, non