héroïque. L’action, détachée de ses buts qui s’estompent,
devient prouesse ou danse.”
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Ivi, nota p. 45.
“In origine la poesia crea il mito dell'uomo, mentre il
prosatore disegna il suo ritratto. In realtà l'atto umano,
guidato dai bisogni, sollecitato dall'utile, è, in un certo
senso, mediocre. Passa inosservato ed è il risultato che
conta: quando allungo la mano per prendere la penna, ho
solo una coscienza sfuggente e oscura del mio gesto: è la
penna che vedo; così l'uomo è alienato dai propri suoi fini.
La poesia capovolge il rapporto: il mondo e le cose
diventano inessenziali, diventano pretesto per l'atto che
diventa fine a sé stesso. Il vaso è lì perché la fanciulla
abbia il gesto aggraziato mentre lo riempie, la guerra di
Troia perché Ettore e Achille svolgano questo eroico
combattimento. L'azione, staccata dai suoi obiettivi sbiaditi,
diventa abilità o danza.”
Il perché della distinzione non è spiegato, ma la
distinzione è individuata ed esposta in modo
esemplare. Si tratta di mettere in rapporto i due
diversi aspetti della parola con i due diversi
atteggiamenti che sottostanno alla produzione
artistica e alla produzione speculativa.