Così affinché il proletariato possa passare da “classe  
in sé” a “classe per sé, è necessario che il proprio  
livello di coscienza (concezione della realtà), si  
adegui alle proprie condizioni oggettive. Ma sarebbe  
errato far coincidere queste ultime con un campo  
emotivo già bell’e formato. Non è possibile far  
prendere coscienza razionale a un operaio se  
contemporaneamente non gli si fa prendere  
coscienza “emotiva. I suoi rapporti con la realtà si  
presentano in certo modo stabili, anche se  
disgraziati e incerti, ed è per questo che la sua  
emotività si sistema in una prospettiva di stabilità.  
Non basta spiegargli razionalmente la possibilità di  
uno sbocco di liberazione, se questo elemento non  
penetra nel suo sistema emotivo. Esso rischia di  
sistemarsi metafisicamente e di bloccarlo nei  
movimenti.  
L’arte è un linguaggio a livello di primo sistema di  
segnalazione e colpisce quindi il cuore della molla  
umana. Soltanto a queste condizioni la razionalità  
può intervenire efficacemente.  
Il vero compromesso dell’individuo sta nel suo  
rivolgere la propria personalità contro la propria  
emotività. In certe situazioni è impossibile evitare  
questa contraddizione interna, a causa  
dell’impermeabilità della realtà che siamo costretti a  
vivere. Ma l’ansia di liberazione, l’ansia di spezzare i  
propri vincoli in funzionalità per la nostra prassi,  
resta.  
La contraddizione interna di Balzac era il riflesso del  
suo secolo nella sua situazione sociale. Il suo