In effetti qual è il nostro rapporto con la realtà?
Quando siamo a contatto con una certa persona,
instauriamo un rapporto con un certo tipo di realtà.
Quando siamo a contatto con altre persone,
instauriamo un rapporto diverso con un altro tipo
diverso di realtà. Quando siamo rinchiusi in una
stanza instauriamo un rapporto con una realtà
inanimata. Ma i nostri rapporti con la realtà sono
forse così variabili e limitati da fermarsi ai rapporti
immediati che instauriamo momento per momento?
Indubbiamente no. In ogni rapporto che instauriamo
viviamo nel contempo tutta una rete di rapporti
memorizzati anche se contingentemente assenti. Lo
sforzo che ciascuno di noi deve fare nell’attuare
questa sistemazione non è ovviamente
disinteressato, esso ruota attorno al proprio “io”.
Il legame che le piante instaurano fisicamente col
resto del mondo, noi lo instauriamo con la nostra
emotività. Ma questa trova un ostacolo, diverso per
ciascuno di noi, nella proprietà privata. La nostra
“visione del mondo”, che può spaziare liberamente
nel campo della conoscenza, entra in contraddizione
con le nostre possibilità reali di movimento, che
sono legate al proprio punto di inserimento sociale,
ma che rappresentano il “rafforzamento”
indispensabile per legare le due dimensioni: bisogni-
soddisfazione.
È a questo punto che interviene strumentalmente la
“concezione della realtà”, la razionalità che ha il
pregio dell’insensibilità e la possibilità quindi di
stemperare metafisicamente le bruciature
irraggiungibili del campo emotivo.