scopriamo l’unica vera figura tragica di tutto il  
romanzo. L’amore di Sibilet è l’unico vero amore  
sincero e tormentato reperibile in “Les Paysans.  
Questo vacillare dell’ “io” nei rapporti con la donna e  
con gli altri, Balzac non poteva scovarlo da  
un’osservazione esterna, doveva prenderlo dentro di  
sé. Questa lucidità nell’individuare le barriere  
imposte del proprio lavoro e quest’ansia di uscire dal  
proprio buco, non sono fuori di Balzac. Questo  
frenetico indaffararsi e questa ambigua ambizione  
dovuta all’instabilità del rapporto speranza/  
rassegnazione sono decisamente tormenti  
balzacchiani. L’estrapolazione a regola generale,  
tradisce, d’altra parte, al di là dell’antipatia, la  
ricerca di una ragione e di una giustificazione che  
non può che essere personale “l’homme accepte  
peut-être mieux, etc.”  
Per la verità anche Sibilet è un borghese, ma non è  
un borghese arrivato, potente, aggressivo, non  
rappresenta la “forza motrice” della borghesia. È un  
borghese dello stampo di Blondet, instabile, è l’altra  
faccia della medaglia, indubbiamente più dignitosa  
del giornalista.  
Sibilet è l’aspetto tragico di Balzac, mentre Blondet  
ne è l’aspetto marionettistico. Come Blondet, non ha  
una situazione definita e come Blondet ha un “io”  
vacillante, che il giornalista maschera con l’aria del  
conquistatore, mentre l’intendente lo maschera sotto  
un’aria burbera. Balzac può vedere i potenti borghesi  
e raffigurarli, ma soltanto esternamente, farne dei