carattere in modo stabile. Se i suoi rapporti con i  
superiori e con i padroni devono essere servizievoli,  
essi però sono mediati da un’etichetta che protegge,  
in certo modo, il loro amor proprio. Nei rapporti con i  
subalterni e col popolo inoltre, può sviluppare una  
certa dignità, che, anzi, gli è imposta (ragione di più  
per crederci), e una certa tracotanza, permessagli  
dal fatto di essere “la forza” (in senso proprio e non  
figurato) dello stato, o del signore.  
La sua situazione è dunque tale che al suo  
sostentamento stabile corrisponde la possibilità di un  
carattere stabile, in cui il rapporto io-uomo può  
raggiungere un buon equilibrio.  
Questo equilibrio, che rappresenta in assenza di  
sbocchi migliori, l’interesse del poliziotto, è giusto  
che venga difeso. Questa difesa non ha che due  
possibilità: l‘ignoranza da una parte, e la metafisica  
dall’altra, che porta a un certo tipo di moralità. Tutta  
la serie di domande – che potrebbero essere tante  
ragioni di rivendicazione, e, volendo, una piccola  
punta rivendicativa si può anche scorgere nel  
discorso di Michaud – queste domande dunque,  
formulate da Michaud (“... me voyez-vous jaloux de  
lui ... ai-je envie de lui chicaner sa gloire, de lui  
voler sa dotation, de lui refuser les honneurs dus à  
son grade?”) culminano in un dovere moralizzato  
(“Le paysan doit obéir comme les soldats  
obéissent”); ma fra quelle domande e quel dovere  
c’è un salto logico che non viene colmato, le  
domande restano senza risposta. Il soldato deve  
obbedire perché deve obbedire. Ma perché deve