“Faut tout de même chasser avec eux, répondit Tonsard,
puiqu’ils veulent lotir les grandes terres ... Et après nous nous
retournerons contre le Rigou. A la place de Courtecuisse qu’il
dévore, il y a longtemps que je lui aurais soldé son compte
avec d’autres balles que celles que le pauvre homme lui
donne.”
“Bisogna comunque cacciare insieme a loro, rispose Tonsard,
dato che vogliono allocare le grandi allocare terre... E poi ci
rivolteremo contro i Rigou. Al posto di Courtecuisse, che
divora, gli avrei saldato i conti molto tempo fa con pallottole
diverse da quelle che gli dà il pover'uomo.
Ma se Fourchon non è pagato dai borghesi, la sua
figura resta intatta ed è Michaud, invece, che,
malgrado tutti i suoi sguardi di fuoco, fa la figura
dell’imbecille.
In effetti la coerenza interna che riesce a
raggiungere nei panni Fourchon, Balzac, non è più
capace di abbatterla una volta che appare nei panni
dell’alleato dei grandi signori. In questa parte non ha
dei veri interessi da far valere, non ha rivendicazioni
da fare, il suo spirito “venduto” si stempera e si
sbrindella. Balzac ha bisogno di divagare; invece di
affrontare i discorsi di Balzac-Fourchon, gli
attribuisce uno scopo “al di fuori” della loro logica
interna (“discours évidemment destinés à effrayer
les habitants des Aigues”) ed evita così di
scontrarcisi frontalmente.
In realtà dopo che Fourchon è uscito, in questo
stesso capitolo, Balzac-Michaud fa un ultimo