situazione reale di Balzac è quella di vittima del
secolo; solo ribellandovisi egli può ritrovare la sua
unità e rovesciare la sua emotività repressa. Ma egli
non è un contadino, è un giornalista e non sarebbe
altro che uno sciocco “se agisse come un contadino”.
D’altra parte nessun legame di interessi, nessuna
alleanza sembra possibile: non esistono alternative
rivoluzionarie chiare. Così è legato mani e piedi al
suo ambiente stagnante, e come unica prospettiva
non può intravedere che quella di far la corte alla
nobile Hanska: questa “vittima” del secolo è
costretto ad “atteggiarsi” a “conquistatore” e ciò gli
costa lo spezzettamento del proprio “io”, tenuto in
piedi col cemento trasparente della razionalità.
Ma se questa è la situazione, Fourchon diventa un
nemico, non tanto del giornalista, quanto del
conquistatore di nobildonne. Per la verità Balzac ha
anche pensato alla possibilità di un’alleanza fra
grandi proprietari e contadini contro la borghesia.
Ma la realtà delle cose andava diversamente e la
linea Balzac-Hanska si è trovata isolata. Ciò che
questo romanzo registra è la realtà, non un sogno.
Nella realtà Fourchon è un nemico. In questo
romanzo i contadini dovevano parlare perché la
minaccia del popolo doveva esser spiegata; ma una
volta apparsa, essa doveva, nel romanzo, esser
battuta dalla linea Hanska. Questa vittoria viene
perseguita sui due fronti: quello “privato” e quello
“pubblico”.