a seconda dei casi – autentica o contraffatta. Ma
vediamo dove porta una simile posizione:
“Il punto d’arrivo della critica è il giudizio di valore
(che coincide con il gusto, così come l’abbiamo
definito). Tale giudizio può fondarsi soltanto sulla
maggiore o minore validità della rappresentazione
della situazione reale che l’opera d’arte è capace di
comunicare. Come per le altre forme culturali, anche
per le manifestazioni artistiche la verifica della loro
validità si ha soltanto nel confronto con le posizioni
del mondo reale. L’arte greca ci affascina perché ci
comunica effettivamente le condizioni esistenti nella
fanciullezza dell’umanità. Marino, invece, viene da
noi respinto perché la sua opera rappresenta una
contraffazione, una conoscenza deformata della
situazione reale dell’Italia nel ‘600, mentre una
consapevolezza autentica di quella situazione la
possiamo ritrovare in Galileo, in Sarpi e nella musica
dello stesso periodo. Insomma ‘come non si può
giudicare un uomo dall’idea che egli ha di se stesso’,
così non si può giudicare un’epoca ‘dalla conoscenza
che essa ha di se stessa’: bisognerà riportare questa
conoscenza alle contraddizioni della vita reale e
sceverare in essa quanto appartiene all’ideologia
(nel significato marxiano della parola) e quanto
invece serve ad avere una conoscenza non
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deformata della realtà.”
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Introduzione agli “Scritti sull’arte”, op. cit. pp. 24-25